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Si misero sulle sue tracce

Commento al Vangelo - Domenica 7 Febbraio

Si misero sulle sue tracce

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

Commento di don Carlo Bellini

Si misero sulle sue tracceIl vangelo di questa domenica è la continuazione di quello della scorsa settimana e completa quella che è definita una giornata tipo di Gesù. L’evangelista Marco descrive in Mc 1,21-34 un giorno completo per mostrarci in concreto l’attività pubblica di Gesù. Il giorno è un sabato, dedicato a Dio per gli ebrei, e infatti Gesù si reca in sinagoga per la preghiera, lì predica con autorità e scaccia un demonio (questo nel vangelo della scorsa domenica). La narrazione prosegue oggi con Gesù che esce dalla sinagoga e va a casa di Pietro, dove trova la suocera con la febbre. Si tratta di una malattia non grave eppure Gesù interviene con un miracolo per farla guarire. Si avvicina e la prende per mano con un gesto che ripeterà altre volte nel vangelo; il farla alzare equivale a ridarle la salute. La donna ormai guarita si mette a servire i presenti in un segno di ospitalità coerente con la narrazione ma che potrebbe significare qualcosa di più. Il discepolo che ha conosciuto Gesù e si sente salvato si mette in atteggiamento di servizio come ha fatto il maestro (il verbo usato è diakoneo). Poi viene la sera e cala il sole, dopo il tramonto finisce il sabato con le sue proibizioni rituali e si può ricominciare a fare lavori. Allora portano a Gesù persone malate e indemoniate e Gesù guarisce gli uomini e scaccia gli spiriti maligni.

Ritorna il tema, già visto prima in sinagoga, del fatto che ai demoni è comandato di tacere: ormai è chiaro che si può conoscere con precisione l’identità di Gesù e contemporaneamente tenere in catene l’uomo. Non potrebbe essere più evidente che qualsiasi professione di fede è verificata dalla reazione di fronte all’uomo derelitto. Dunque, la giornata di Gesù è fatta di predicazione e d’incontri con persone che guarisce e libera dal male. In questo momento lo vediamo circondato da alcuni discepoli e da tanta folla. La doppia attività di annunciare una buona novella e di fare segni che mostrano il Regno realizzato riempie la vita di Gesù. I discepoli saranno mandati a fare le stesse cose e in fondo anche la Chiesa di ogni epoca ha il compito di annunciare il regno di Dio e di accompagnare le sue parole con gesti che allontanano il male dalla vita degli uomini.

Il racconto della giornata è terminato ma nei versetti seguenti c’è un prolungamento interessante e prezioso che ci parla della preghiera mattutina di Gesù. Gesù si alza alla mattina presto quando è ancora buio e da solo si ritira in un luogo solitario per pregare. Marco accennerà ancora alla preghiera di Gesù in Mc 6,46, questa volta una preghiera serale, e in Mc 14,32-42 nel Getsemani. Il maestro inviterà i discepoli a pregare (Mc 9,29 e Mc 11,24-25) e criticherà le preghiere lunghe e ipocrite degli scribi (Mc12,40). I vangeli non ci dicono il contenuto della preghiera di Gesù, se non nel Getsemani, anche se forse il Padre Nostro ci può dare un’idea di come potesse essere. Rimane il fatto decisivo che Gesù sentiva il bisogno di pregare e di pregare da solo, in luoghi solitari. Il mistero della preghiera di Gesù ci spinge a dare un valore grandissimo alla preghiera, senza la quale il cristiano non può vivere.

Si tratta della necessità di alimentare il rapporto con il Padre e di rimanere centrati su ciò che conta nella propria vita. Non c’è opposizione tra preghiera e vita attiva, che piuttosto si alimentano a vicenda. È illuminante il seguito del racconto nel quale gli apostoli vanno sulle tracce di Gesù perché le folle lo cercano e c’è del lavoro da fare. Esattamente alla lettera lo inseguono. Gesù è inseguito e accerchiato dalle persone; la vita indaffarata che oggi ci contraddistingue e la difficoltà a trovare momenti di preghiera è probabilmente stata un’esperienza anche di Gesù. I discepoli sono certamente preoccupati e molto coinvolti dall’entusiasmo delle folle; ancora non hanno capito l’importanza della vita intima di preghiera e gli sembra che Gesù stia perdendo tempo o trascurando i suoi veri doveri. Ma forse Marco vuole anche dirci che di fronte al mistero insondabile di Gesù non dobbiamo stancarci di cercarlo e di seguirlo nei suoi spostamenti, senza dare mai per scontato di averlo trovato ma mettendoci di nuovo sulle tracce di colui che può liberarci dal male.

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