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Disconnettersi per riavviare l’immaginazione

L’attenzione umana è una grande risorsa, ma non è inesauribile. Se i media la saccheggiano, a rischio vi è la potenza dell’immaginazione.

Giunge al termine, con quest’ultima riflessione, il percorso tematico sviluppato da Notizie sull’uso consapevole della tecnologia e delle piattaforme social, elaborato anche in risposta alle sollecitazioni del messaggio di Papa Francesco per la LV Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, dal titolo: “Vieni e vedi. Incontrare le persone dove e come sono”.

 

Disconnettersi per riavviare l’immaginazione

 

di Alessandro Cattini

 

Nelle ultime cinque settimane ci si è soffermati dapprima sul tema delle distrazioni che gli smartphone introducono nella vita quotidiana, collegandole alla dipendenza da tecnologia causata dal funzionamento delle app che normalmente utilizziamo. Dalla salute psichica ci si è mossi poi verso la dimensione sociale del problema: sono stati evidenziati alcuni rischi per genitori e figli, fino ad allargare lo sguardo sullo spettro della vita pubblica e politica con un affondo su fakenews e odio online.

Con la speranza di svolgere un servizio a beneficio di lettrici e lettori, nell’ultima parte di ogni articolo si è cercato di dare suggerimenti su come proteggersi da questi rischi, riorientando l’utilizzo della tecnologia per accrescere la qualità della vita. Ciascuno dei piccoli gesti suggeriti racchiude infatti un grande potere: quello di preservare l’attenzione, una delle risorse più preziose di cui la specie umana sia dotata.

All’attenzione serve tempo

Senza alcuna pretesa di darne una definizione tecnica, e prendendo a prestito le parole dell’enciclica Laudato Si’ (n. 47), potremmo descrivere l’attenzione come quell’equilibrata e sensibile disposizione verso se stessi, gli altri e il mondo che ci permette “di vivere con sapienza, di pensare in profondità, di amare con generosità”. Si tratta di una capacità che il Papa vede messa a repentaglio dalle “dinamiche dei media e del mondo digitale”.

In quanto frutto di complesse interazioni fra la dimensione psichica, fisica e sociale, l’attenzione non è una risorsa sempre disponibile, né tantomeno inesauribile. Lo stress cui ciascuno viene sottoposto, la stanchezza, la frenesia delle società post-industriali, gli impulsi costanti provenienti dagli strumenti digitali, la complessità delle relazioni sociali, i parossismi della vita politica, le emergenze globali sono solo alcuni degli elementi che possono prosciugare l’energia necessaria a dare un senso alla nostra esistenza e al mondo. Essi impattano sui nostri livelli di attenzione e generano, come già visto, nuove sofferenze psichiche.

La frequente incapacità di dedicare un tempo adeguato a rigenerare le risorse della mente e a rimettere a fuoco l’attenzione, per gustare le cose in profondità, rende ancora più prezioso l’invito di Lumen Fidei, Evangelii Gaudium e Laudato Si’ a innescare processi, abitandoli con pazienza e speranza, perché «il tempo è superiore allo spazio».

Un’ecologia integrale per l’informazione

Proiettando sulla vita personale delle donne e degli uomini del nostro tempo lo sguardo dell’ecologia integrale proposto da Laudato Si’ (cap. 4), pertanto, non si più trascurare le questioni inerenti l’informazione, le comunicazioni sociali e il mondo digitale. È giunto il momento di riconoscere che “la vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso fra le persone, non si acquisisce con una mera accumulazione di dati che finisce per saturare e confondere, in una specie di inquinamento mentale” (LS, n. 47).

Proprio come le risorse degli ecosistemi vengono saccheggiate con violenza, l’aria saturata di sostanze nocive e l’atmosfera surriscaldata con eccessive emissioni di gas serra, la nostra attenzione è saccheggiata dai media digitali, i sistemi informativi inquinati dalle fake-news e la democrazia oppressa da crescenti livelli di odio online. E non è tutto. La comunicazione non è esente da un impatto ambientale. Non esisterebbe alcun dispositivo tecnologico, infatti, senza le enormi quantità di minerali estratti in Africa, Cina e Sud America (cfr. Antonio Lòpez, Ecomedia: the metaphor that makes the difference, 2020).

Il compito degli operatori dell’informazione sarà quindi sempre più quello di elaborare strategie per una comunicazione davvero ecologica. Questa dovrebbe includere un’economia cirpossono colare per i dispositivi elettronici, nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, così come un design più umano dei servizi digitali, capace di suscitare cooperazione e compassione, nella consapevolezza dei delicati equilibri psichici e socio-politici su cui va a impattare.

Immaginare scenari futuri

Se questa sfida fosse vinta, lo scenario futuro si prospetterebbe fulgido e pieno di sorprese positive. Come sostiene Rob Hopkins nel libro “Immagina se… Libera il potere dell’immaginazione per creare il futuro che desideri” (2020), una tecnologia più umana darebbe innanzitutto la possibilità di immaginare soluzioni finora impensabili per risolvere le crisi in cui ci troviamo.

I social potrebbero essere ridisegnati per spingere le persone a lasciarsi coinvolgere in relazioni reali, invece che ad isolarsi o a competere di continuo. Potrebbero invitare ad entrare in contatto con comunità accoglienti e buone pratiche, e a cooperare per la sostenibilità ambientale. Senza distrazioni manipolatrici, il tempo risparmiato potrebbe essere dedicato alla famiglia, agli amici, alla spiritualità, all’arte, al gioco, alla cura di sé. Con meno stress il lavoro diventerebbe meno pesante e più creativo, generando nuove possibilità. L’immaginazione collettiva, infatti, ha bisogno di cervelli svegli, attenti, curiosi e pieni di energia, non anestetizzati o depressi.

Citando James Williams, Hopkins afferma che la liberazione dell’attenzione potrebbe essere il prerequisito necessario affinché abbia successo ogni altro sforzo dell’umanità. Ma per realizzare questa liberazione, spiega, la possibilità di garantirsi periodi di vera disconnessione non può essere, come sempre più spesso accade, un lusso per pochi.

Potrebbe esistere un diritto umano a disconnettersi, ogni tanto, da Internet o a rifiutare un improbabile perenne multitasking? L’“inquinamento mentale” e digitale di cui parla Papa Francesco potrebbe cominciare a essere considerato alla stregua del fumo passivo o dell’esposizione alle radiazioni o all’amianto? Fisica o mentale, in gioco c’è sempre e comunque la salute umana. Il dialogo sul tema è aperto, si tratta solo trovare i mezzi adeguati per portarlo avanti.

Fine.

Ritorna alla parte 5: Algoritmi che opprimono gli ultimi.

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