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«Prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica di Pentecoste, 23 Maggio 2021

«Prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 

Il commento

Nel giorno di Pentecoste torniamo a leggere il vangelo di Giovanni. Si tratta di due brevi pericopi tratte da uno dei discorsi di addio, quello che occupa i capitoli 15-16. Il tema è lo Spirito che Gesù donerà. I primi due versetti seguono un discorso in cui Gesù annuncia odio e persecuzione per i suoi. Ma i discepoli non saranno soli in questi gravi momenti, ci sarà vicino a loro e con loro un difensore, il Paraclito, che parlerà per loro.

Paraclito: è la trascrizione del termine greco che significa “difensore” o “avvocato” (è stato a volte tradotto con “consolatore”). Lo stesso termine è usato anche per Gesù in 1Gv 2,1: “se qualcuno ha peccato abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto”. Il Paraclito è nominato cinque volte nei discorsi di addio del vangelo di Giovanni.

La stessa rassicurazione si trova anche nei vangeli sinottici, dove i discepoli sono invitati a non avere paura nei momenti di persecuzione (Mc 13,11). Lo Spirito è qui indicato come Spirito di Verità. Questo Spirito permetterà di dare testimonianza, termine tanto caro a Giovanni, e renderà i discepoli capaci di portare frutto anche nelle difficoltà. Nei versetti che seguono, tratti dal capitolo 16, ritroviamo lo Spirito di Verità, questa volta non in un ambito di persecuzione e testimonianza, ma in una prospettiva che guarda al futuro. Prestiamo attenzione alle parole di Gesù: «ho ancora molte cose da dirvi ma non siete capaci di portarne il peso».

Spirito di Verità: questa locuzione, tipica del vangelo di Giovanni, esprime la stretta connessione tra la verità e lo Spirito. Lo Spirito fa sì che il credente rimanga inserito nella Verità vivificante che Gesù ha portato. Nel brano della samaritana Gesù insegna che si deve adorare Dio in Spirito e verità.

I discepoli sono ancora deboli perché non hanno visto la morte e resurrezione di Gesù e ancora non hanno ricevuto il suo Spirito. Se pensiamo alla debolezza della nostra fede, possiamo sentire le parole di Gesù con il loro carico di comprensione rivolte anche a noi. Il fatto poi che ci sia qualcosa di cui portare il peso ci ricorda che la fede non è una passeggiata ma un’esperienza gioiosa di salvezza che richiede coraggio e dedizione. Tuttavia la soluzione alla debolezza e alla fragilità umana non è lo sforzo, Gesù non dice: impegnatevi di più; invece ancora una volta sarà il dono dello Spirito e dello Spirito di Verità che aprirà alla comunità la comprensione della verità della fede.

Non dobbiamo pensare che qui si parli solo di verità o di enunciati di fede. Non si tratta di un’acquisizione di conoscenza. Gesù in realtà ha detto e soprattutto ha compiuto tutto quello che andava fatto; a noi rimane il compito di comprendere fino in fondo il senso delle sue parole e dei suoi gesti, potremmo anche dire il senso della sua salvezza. Si tratta di un’intelligenza pratica ed esistenziale del vangelo che entra nella vita e la trasforma. Lo Spirito Santo trasforma la vita dell’uomo, come un fuoco che rende incandescente un tronco, e progressivamente fa approfondire la rivelazione e la comprensione della vita personale. La crescita personale e la crescita nella comprensione vitale della fede vanno di pari passo.

Lo Spirito poi apre alla conoscenza del futuro. Anche qui non dobbiamo pensare che si tratti di anticipare degli eventi futuri ma di accompagnare gli uomini nelle vicende della storia guidandoli a leggerle secondo la fede. Il futuro non è mera ripetizione del passato, ma a volte porta qualcosa di radicalmente nuovo e anche di fronte a questo il cristiano sa che gli sarà sempre possibile riconoscere le tracce della presenza del suo Signore che dà senso agli eventi.  Non c’è nessun timore verso ciò che deve venire né alcuna necessità di rimanere ancorati a un passato nostalgico. Ciò che per noi conta sarà sempre con noi perché lo Spirito ci aprirà gli occhi nella maniera giusta.

Gli ultimi due versetti hanno una profonda valenza trinitaria: lo Spirito rivelerà sempre di nuovo e approfondirà la figura di Cristo, nel quale si svela il mistero di Dio Padre. Ascoltiamo le parole di San Basilio che parla dello Spirito come del Respiro del Signore. «Il Padre è il principio di tutto, il Figlio è colui che mette in atto, lo Spirito, colui che porta tutto alla sua pienezza. “I cieli furono fissati con la Parola del Signore, e la loro potenza con l’Alito della sua bocca” (Sal 32,6). Si tratta della Parola che era con Dio al Principio, e che è Dio. In quanto all’”Alito della bocca di Dio”, questo è “lo Spirito di verità che procede dal Padre” (Gv 15,26) Ti viene dunque alla mente il numero tre: il Signore che ordina, la Parola che crea, il Soffio che rafforza. Ora che cos’è rafforzare, se non perfezionare in santità? ». (Basilio di Cesarea, Trattato sullo Spirito Santo.)

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