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Editoriale - Il potere dei segni

L’emporio Cinquepani e il prodigarsi della Chiesa di Carpi per città più fraterne

di Luigi Lamma

 

Il potere dei segni

 

Il taglio del nastro dell’emporio partecipativo Cinquepani rappresenta il punto di arrivo di un percorso, faticoso e inedito per diversi protagonisti, e l’avvio di una sfida che interpella prima di tutto la Chiesa carpigiana e la sua tradizionale vocazione caritativa a servizio della comunità cittadina, con un’opera connotata da un carattere di imprenditorialità che ambisce ad essere sostenibile. Anche se l’agenda mediatica impone il vuoto (di idee, di contenuti e di profilo istituzionale) che si è palesato nelle reazioni ai dubbi, più che legittimi, del Vaticano sul DDL Zan, un’opera come l’emporio Cinquepani ha il benefico effetto di riportarci alla realtà della vita vera. E quali sono i connotati di questa vita vera? In primo luogo occorre prendere sul serio gli effetti di una crisi economica che nel nostro territorio solo in parte può essere attribuita alla pandemia.

Senza scomodare i dati ISTAT recentemente pubblicati o quelli del Rapporto Povertà 2020 che pure sono indicativi, i tempi incerti della ripresa per alcuni settori produttivi, la prospettiva dello sblocco dei licenziamenti e degli sfratti aprono scenari imprevedibili. Da qui la necessità di guardare avanti, cercare di anticipare l’emergenza avviando sul territorio una molteplicità di risposte e di risorse capaci di intercettare chi si trova inaspettatamente nel bisogno partendo da una situazione di tranquillità economica ora perduta. L’emporio Cinquepani è una di queste risposte e, va sottolineato, con l’obiettivo di fornire un aiuto senza attribuire etichette, dove tutti, chi è nel bisogno e chi no, hanno pari dignità e pari modalità di accesso.

E’ un’attuazione del principio di fraternità, come ha ben specificato l’economista Stefano Zamagni declinando le caratteristiche principali dell’emporio “partecipativo” differenziandolo dal modello “solidale”. Altro punto qualificante del percorso che ha portato alla realizzazione dell’emporio Cinquepani è lo stile di condivisione. Certo è ben chiaro chi è il soggetto promotore e chi sono i partner a vari livelli, ma i mesi di preparazione, quasi un anno, sono serviti a far maturare anche nelle altre istituzioni cittadine il valore di questa scelta che è stata ampiamente condivisa e sostenuta da parte dell’Amministrazione Comunale e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. La realtà dunque ci conferma la capacità della Chiesa locale di progettare e di essere traino per processi virtuosi a favore della collettività, e la peculiarità di questo territorio nel fare rete, unire le forze per affrontare, ognuno con le proprie specificità, le difficoltà che emergono.

Una Chiesa, quella carpigiana, che abbiamo visto operare in questi ultimi due anni non solo per dare vita all’emporio partecipativo Cinquepani ma per ripartire con decine di centri estivi, per assicurare anche durante la pandemia l’attività dei centri di ascolto Caritas e la tenuta delle relazioni tra adolescenti e giovani, per promuovere eventi culturali e formativi, per potenziare i propri canali informativi,… se questa Diocesi la si ritiene “assente o indifferente” alle vicende delle nostre città forse c’è qualche filtro di troppo nella lettura della realtà e nella comprensione di questa rinnovata stagione ecclesiale.

Una Chiesa decisamente consapevole di quanto qualche anno fa scriveva don Tonino Bello, “il vescovo con il grembiule”: “Vedete, – scrive don Tonino – noi come credenti ma anche come non-credenti non abbiamo più i segni del potere. Se noi potessimo risolvere tutti i problemi degli sfrattati, dei drogati, dei marocchini, dei terzomondiali, i problemi di tutta questa povera gente, se potessimo risolvere i problemi dei disoccupati, allora avremmo i segni del potere sulle spalle. Noi non abbiamo i segni del potere, però c’è rimasto il potere dei segni, il potere di collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della società contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali la gente deve capire verso quali traguardi stiamo andando e se non è il caso di operare qualche inversione di marcia.

Ecco il potere dei segni e i segni del potere. I segni del potere non ne abbiamo più, non dobbiamo averne; ecco perché non dobbiamo neanche affliggerci”. Lunga vita allora al “segno” emporio Cinquepani e a tutti quei “segni” che contribuiscono a rendere le nostre città più fraterne.

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