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«Venite in disparte, in un luogo deserto, e riposatevi un po’»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 18 Luglio 2021

«Venite in disparte, in un luogo deserto, e riposatevi un po’»

 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

Commento

Il vangelo di questa domenica si ricollega direttamente a quello della scorsa settimana. Là Gesù aveva mandato gli apostoli in missione e qui si assiste al loro ritorno dopo un periodo di attività missionaria. Gesù li invita a riposarsi in un luogo tranquillo, ma il progetto non riesce perché la folla li insegue e li trova. Allora Gesù, commosso dalle folle, inizia a insegnare e nei versetti che seguono, che non leggiamo questa domenica, li sfama con la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Si mise a insegnare: l’insegnare e il dare da mangiare non sono in opposizione tra di loro; nella tradizione biblica il mangiare e bere simboleggiano spesso il dono della sapienza.

I versetti di oggi sembrano quasi solo un brano di passaggio, di congiunzione. In realtà ci sono molti aspetti che meritano la nostra attenzione. Prima di tutto gli apostoli si riuniscono intorno a Gesù e raccontano la loro esperienza di missione. Viene in mente il brano della costituzione dei dodici: «ne costituì dodici – che chiamò apostoli – perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni» (Mc 3,14-15). Lo stare con Gesù nel brano di oggi si concretizza nella proposta di andare a riposare in un luogo tranquillo.

Marco descrive il concitato andare e venire di persone, era il momento del grande interesse per il nuovo predicatore, e aggiunge che non avevano neanche il tempo di mangiare. Il testo riflette probabilmente l’attenzione di Gesù per la fatica dei suoi, come altrove nel vangelo incontriamo la sua preoccupazione per la fame delle persone. Tuttavia non manca anche in questo caso un significato più profondo che possiamo decifrare.

Il luogo deserto richiama un invito alla radicalità e alla conversione, è il luogo dell’azione di Giovanni Battista, delle tentazioni e dove Gesù si ritirava a pregare. Gesù sente la necessità di “alimentare” i suoi permettendogli di vivere un momento di ritiro. È un segno di equilibrio e di riconoscimento delle necessità spirituali dell’uomo che anche noi dovremmo tenere presente; la vita spirituale ha i suoi tempi e anche le attività religiose e meritorie, come quelle degli apostoli possono essere dispersive e confondere. In tutto il brano, il mangiare ha anche la valenza del nutrirsi della Parola di Dio e dell’insegnamento di Gesù.

Riposo: in greco anapausis significa “riposo” in senso naturale (e il verbo anapauo che significa “concedere riposo”). In Mt 11,28 invece indica il riposo come bene della salvezza: «venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro». Nell’Antico Testamento troviamo le basi di questo uso, ad esempio in Ger 6,16 e nella letteratura sapienziale come in Sir 6,18ss.

Non meno rilevante è il tema del riposo, con rimandi biblici forse non numerosissimi ma importanti. Tutto il brano richiama il salmo 23 dove il Signore, da buon pastore «su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce» (Sal 23,2). Il riposo nella terra promessa è anche la meta dell’esodo; in Es 33,14 alla preghiera di Mosè Dio risponde «il mio volto camminerà con voi e ti darò riposo». Gesù in Mt 11,28-29 promette il riposo a tutti quelli che sono affaticati e oppressi e nella lettera agli Ebrei (cap. 4) il “riposo di Dio” diventa una vera chiave di lettura della salvezza portata da Gesù.

Anche noi possiamo vivere Gesù come il nostro riposo e questa lettura della nostra fede può diventare preziosa. Riposo non come relax o fuga da ciò che affatica e neanche il contrario del lavoro. Il riposo per eccellenza è quello di Dio che dopo aver creato si riposò, contemplando ciò che aveva fatto. Il riposo è un luogo e un tempo, il luogo interiore in cui tutto prende senso e finalmente trova una ragione. Il riposo avviene nel deserto, cioè nel silenzio e in una relativa solitudine per garantire una presa di distanza dagli affari, una rarefazione delle preoccupazioni, che non è una fuga dalla realtà ma affermare il primato del senso sulle cose, del giocare la vita sulla produttività. In questo scopriamo che Cristo è il nostro riposo. Perché non vivere anche le nostre Messe come un momento di riposo?

Luogo solitario: in greco eremos topos. Il tema del deserto richiama il viaggio dell’esodo e prepara a comprendere la moltiplicazione dei pani e dei pesci con riferimento al dono della manna.

Ma la folla raggiunge il gruppo di Gesù, l’opportunità di riposare svanisce e dalle città lo raggiungono; forse inconsciamente questo movimento dalla città al deserto è già un modo di andare attivamente da Gesù. Gesù al vedere le folle s’intenerisce perché erano come pecore senza pastore. Gesù vede il bisogno di senso, appunto di riposo, e inizia a insegnare. Poi darà anche da mangiare perché l’uomo ha bisogno di mangiare, per il suo corpo e per il suo spirito.

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