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“Libertà … ch’è sì cara”

“Libertà ... ch’è sì cara”

 

“Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.” Queste parole, che Virgilio indirizza a Catone (nel canto 1 del Purgatorio, versi 70-72), ma che si riferiscono a Dante stesso e indicano il senso del suo cammino, oggi possono essere lette e interpretate in vari modi. Probabilmente, lo sarà anche nel prossimo Festival della filosofia, a Carpi, il prossimo settembre. Da parte mia, vorrei indicare il fondamento della libertà e il modo in cui concretamente si esprime.

Il fondamento della libertà umana è l’uomo stesso, in quanto soggetto cosciente. Nella misura in cui percepisce se stesso e i propri atti ed è presente a se stesso in ogni sua attività, l’uomo si possiede e si appartiene (per cui non può avere padroni e proprio per questo la schiavitù è un obbrobrio). Padrone di sé, è anche fine a se stesso e, quindi, è un valore assoluto, per cui non può mai essere usato come mezzo; neppure in vista di un fine nobile. Inoltre, in virtù della coscienza, è capace di progettare la propria esistenza e in qualche modo può essere considerato creatore di se stesso. In fine, è capace di comunicare con sé e con gli altri e in virtù di questa comunione può aspirare a una pienezza sempre maggiore.

L’essere padroni di sé, il non essere determinati completamente da fattori esterni, e neppure da fattori fisiologici o biologici, è il fondamento della libertà. L’uomo è libero perché può fare quello che vuole, ossia quello che la volontà, informata dalla ragione, gli propone. Tuttavia, la capacità di scelta, il libero arbitrio, la possibilità di fare cose contrapposte, esprime appena una dimensione secondaria della libertà: l’autonomia del soggetto nel suo agire, il non essere determinato da fattori esterni. Infatti, la possibilità di scelta, suppone due cose: a) l’orientamento della volontà a un fine ultimo: il proprio bene, la propria realizzazione piena, la felicità capace di soddisfarlo in tutto, e b) una serie di cose che per lui rappresentano un bene limitato, che non soddisfa pienamente.

Libertà e desiderio di felicità

Il secondo aspetto è facile da capire. Se una cosa ci soddisfacesse pienamente, altre scelte sarebbero superfl ue: ci attaccheremmo a quella e saremmo felici. Questo può capitare in certi momenti, ma non

dura. E allora si impongono altre scelte. Tutte, però, saranno fatte in riferimento a un fine ultimo che ci soddisfi del tutto. E qui appare l’aspetto più importante della libertà. Nel suo agire, nel concreto della sua esistenza, l’uomo persegue molte finalità. Ognuna di esse, però, è ordinata al raggiungimento di una finalità superiore. L’uomo ha un fine al quale tutto deve convergere. Una delle immagini più belle della vita è il viaggio. Ne abbiamo esempi famosi in tutta la letteratura mondiale. Ora, il viaggio suppone una meta alla quale arrivare. Le varie tappe del percorso da fare trovano senso dal fine che si vuole raggiungere, in rapporto al quale le varie tappe hanno appena valore di mezzo. Le espressioni “sbandato”, “fuori strada”, “sentirsi perso”, alludono proprio a questa idea.

Necessariamente, dobbiamo chiederci: qual è il fine ultimo dell’uomo? San Tommaso afferma che l’esperienza ci permette di constatare che tutti gli uomini tendono alla felicità. Ora, se questo desiderio è così universale, evidentemente è naturale (cfr. QDM, q.13, a.3; q.14, a.4). Ciò si verifica anche negli uomini che seguono i vizi; infatti l’oggetto di un vizio, specie se capitale, è desiderabile «soprattutto in quanto ha una sorta di somiglianza con la felicità, che tutti naturalmente desideriamo». Questa constatazione ci impone di pensare due cose che il pensiero moderno è riuscito ad allontanare dal nostro orizzonte: a) l’esistenza di un bene trascendente capace di soddisfare pienamente il nostro desiderio di felicità; b) la certezza che la vita non finisce con la morte. Se il fine dell’uomo fosse la sua “fine”, tutto si ridurrebbe a un gioco di breve durata; tutto sarebbe illusione.

Siamo creature. Tutto in noi è limitato, anche la libertà. Solo una cosa è di fatto illimitata: il nostro desiderio di felicità. Di questo parlerò nel prossimo articolo.

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