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«I due diventeranno una carne sola»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 3 Ottobre 2021

«I due diventeranno una carne sola»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

 

Commento

Nel suo viaggio verso Gerusalemme Gesù incontra spesso farisei che cercano di metterlo in difficoltà proponendogli complicate questioni teologiche che potevano dare adito a polemiche. Nel vangelo di oggi ci provano con la questione del divorzio, o meglio del ripudio com’era chiamato al tempo di Gesù.

Nella società palestinese dell’epoca il divorzio era permesso, sul fondamento di un passo del Deuteronomio (Dt 24,1-4) che afferma che «quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via da casa» (Dt 24,1). Il ripudio era una prerogativa dell’uomo, la donna non poteva farlo, e il libello era un documento che rendeva libera la donna permettendole di sposarsi di nuovo.

L’espressione “qualcosa di vergognoso”, che indicava la motivazione del possibile ripudio, è in ebraico piuttosto oscura, alla lettera significa “nudità di cosa” (ervat dabar) e permetteva diverse interpretazioni. Si capisce perciò che potesse essere interessante l’opinione di Gesù ma anche che era forte il rischio di esprimere un’opinione sgradita a qualcuno. In prima battuta Gesù risponde da tecnico della scrittura, portando gli interlocutori a distinguere tra ordine e permesso. Mosè non ha ordinato il ripudio ma lo ha permesso per la durezza del cuore degli uomini.

Dunque il ripudio può essere una norma temporanea. Poi Gesù approfitta di questa provocazione per un insegnamento sulla sequela nel matrimonio, cioè su cosa comporta accogliere la novità del regno di Dio nel rapporto uomo donna. Cita il libro della Genesi nel quale ci sono i grandi testi sul progetto di Dio sull’uomo e la donna e richiama l’attenzione sull’essere una carne sola, sull’unità nella quale vivono l’uomo e la donna nel matrimonio.

Quest’unità è fonte della spiritualità della coppia ed è radicata nell’amore del Padre; l’amore che Gesù sta annunciando e portando rende possibile un impegno totale di donazione all’altro. In Gesù Dio ha tanto amato il mondo, in modo così fedele e inesauribile, da rendere possibile un impegno nell’amore che sia per sempre. La radicalità del seguire Gesù e del dono totale di sé si realizza pienamente nella via del matrimonio.

Nella seconda parte del brano Gesù, rimanendo all’interno dell’ambito famigliare, indica i bambini come modello per chi vuole accogliere il regno di Dio. Il pretesto è dato dal fatto che le persone portavano i bambini da Gesù perché li toccasse in maniera quasi benedicente. Non si tratta qui di bambini appena nati ma di ragazzini sotto i dodici anni. I discepoli vedono probabilmente nei bambini dei disturbatori e considerano tutta la situazione una perdita di tempo. Gesù invece si trova a suo agio e approfitta per indicare i bambini come modello per chi vuole seguirlo ed entrare nel regno di Dio.

Ma quale caratteristica dei bambini è così importante da farli diventare un modello per i discepoli? Non dobbiamo pensare a niente di particolarmente romantico o ingenuo. I bambini per Gesù sono l’esempio di chi è povero e piccolo, cioè senza possessi e diritti. I bambini sono in una condizione di debolezza, dipendono dagli adulti e per questo sono ricettivi e sanno spontaneamente accogliere la vita come un dono.

Sanno, in maniera quasi inconsapevole, che la loro vita dipende dagli altri e si fidano che ciò che gli serve gli verrà dato. La gioiosa fiducia nella vita come dono diventa l’atteg-giamento che tutti i discepoli dovrebbero avere. Il brano termina con un tenero abbraccio, come abbiamo visto qualche domenica fa, e con la benedizione dei bambini, come se Gesù volesse trasmettergli i suoi doni spirituali.

 

Ripudio: per la legge di Mosè (Dt 24,1-4) l’uomo poteva ripudiare la moglie. Gli studiosi rabbinici discutevano sulla casistica del ripudio. I rigoristi sostenevano che l’unica ragione ammissibile era la cattiva condotta sessuale della moglie, quelli più tolleranti ammettevano qualsiasi cosa che dispiacesse al marito, compresa la mancanza di attrazione. Al tempo di Gesù pare prevalesse una concezione piuttosto ampia delle possibili cause, cosa che rendeva la posizione della donna piuttosto debole.

Il ripudio al femminile: nel dialogo in casa Gesù cita anche la possibilità che la donna ripudi il marito. Questo caso non era contemplato nell’ebraismo e pare un’aggiunta fatta all’insegnamento di Gesù per tener conto della prassi legale romana nella quale anche la donna poteva chiedere il divorzio.

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