Incontri, pensieri, sostegni… chiavi pesanti
Il Settimanale, Rubriche, Voci dal carcere

Pubblicato il

14 Gennaio 2022

Incontri, pensieri, sostegni… chiavi pesanti

“E si prese cura di lui”, spazio dedicato alle testimonianze dei volontari del gruppo “Don Ivan Martini” con i detenuti del carcere di Sant’Anna.

 

Quello che ci porta verso i detenuti, a trafiggere i nostri pensieri, è il loro senso di colpa raccontato con enfasi. Dopo avergli ascoltati ti domandi: “Quale è la verità?”. Il castello spesso era circondato da mura e acqua, una protezione per chi vi abitava, come difficile entrata; non è proprio così del carcere, al Sant’Anna: troviamo mura e con sovrapposti reticolato spinato, per rendere difficile una eventuale fuga forzata di qualche detenuto, questa eventualità forse è pensata, perché fa parte di una delle tante piccole speranze che rimuginano nelle noiose giornate.

Il loro pensiero principale è proprio quello di poter uscire, per la fine della pena o almeno cercando di andare ai domiciliari, per chi ha ancora una famiglia o abitazione. Però la maggioranza di loro è rimasto solo, e quindi è più difficile; in alternativa si può trovare un ente o casa di accoglienza, che possa ospitarlo. Questa possibilità deve essere accompagnata da un lavoro, anche se di mezza giornata, o un lavoro vicino al carcere e poter ritornare a fine lavoro. Tutte queste possibilità sono vagliate dagli organi interni e dagli avvocati personali esterni, e da qualche gruppo di supporto che opera nel carcere; Caritas, Comune di Modena Carcere città, CSI (attività sportiva e culturale), Rinnovamento dello Spirito, e il nostro Noi Oltre (per chi a fine pena è in difficoltà).

Attuare questi programmi, amici, (usato spesso da Gesù) è molto difficile, la loro appartenenza condiziona e c’è poco lavoro disponibile. Su questo tema lancio un appello: se qualcuno di voi avesse bisogno sia a casa che in ditta di un lavoro anche di ore, per un po’ di tempo, mi avverta; vi posso assicurare che queste persone sono servizievoli, capaci e sicuri di fare bene il lavoro affidato loro, e vi garantisco che potrete vedere la gioia in un volto!

Queste sono le loro richieste più incessanti. Così vivono in una sospirata primavera. Non in una solitudine di transumanza, dove sei libero e senza nemici (può essere solo la natura), ma una solitudine che vede solo dei muri, delle porte che si aprono con grosse chiavi, guardato da vicino, i soliti visi spesso di persone noiose, con i vari problemi, e magari nessuno che li vada a trovare. Sei tu volontario il solo che può raccontare e parlare della loro situazione e qualche richiesta cui tengono e cerchi di soddisfare. Una solitudine senza nessuna sorpresa di cambiamento.

Così posso capire esprimendo una misurata compassione, che non sia teatrale; quel poco che faccio, non può essere come Cristo “Egli entra in noi, reclama e prende possesso dell’eredità che ha conquistato” (da Gesù di J.Henry Newman), non pretendo niente da loro, ma li ringrazio per essere un loro amico. Alla domenica c’è la Messa celebrata da don Angelo (cappellano del carcere) e padre Luca, che viene per la messa, a volte con un diacono e volontari; per tre volte è venuto Stefano (un nuovo volontario, come anche Elisa, che si sono uniti al gruppo dopo la mancanza della amata da tutti Antonia) lui suona la chitarra e canta bene, anch’io spesso partecipo. Nella piccola cappella nel reparto vecchio viene celebrata la messa e nel reparto nuovo in un salone si legge e medita la Parola.

I detenuti sono abbastanza numerosi, circa una trentina, e sono dignitosi e attenti; all’ultima messa ho incontrato una vecchia conoscenza, Francesco che pensavo ai domiciliari; invece, ha avuto una pena su una vecchia pendenza; ha tre figli piccoli, quale pensiero ho potuto avere…forse anche voi. La messa di Natale con il Vescovo Erio Castellucci era in forse, invece si è fatta, limitata nel numero.

Infine, una domanda che faccio anche a voi, come a me: chiediamoci cosa pensiamo del carcere e dei detenuti; “conoscere”, così come nel film “Tarda primavera”, di Yasujiro Ozu, la sorella chiede al fratello professor Somi, di domandare alla figlia Norico, di cosa pensa del ragazzo che lavora con lui (buone ragioni per un fidanzamento); la conoscenza è artefice di immense aperture. Possiamo chiederci cosa porta il Natale oggi a noi? Ci ha donato speranza e gioia?

Alla prossima, Ciao!

Pietro

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