Dai Piccoli Apostoli a Nomadelfia: la profezia della fraternità
Chiesa, Cultura e Spettacoli, Il Settimanale

Pubblicato il

15 Gennaio 2022

Dai Piccoli Apostoli a Nomadelfia: la profezia della fraternità

Testimonianze e racconti.

La rivista della parrocchia di San Giacomo Roncole (1933)

 

Domenica 23 gennaio in Cattedrale la chiesa di Carpi ricorderà il servo di Dio don Zeno Saltini, uno dei suoi figli che nel secolo scorso fu protagonista di un’esperienza originale di “vangelo vissuto” che tanto fece discutere allora, siamo nel secondo dopoguerra, ma che continua tuttora nella realtà di Nomadelfia.

Abbiamo chiesto a Francesco, responsabile dell’archivio di Nomadelfia, di introdurci a questo appuntamento ricordando la duplice ricorrenza legata alla data del 22 gennaio: l’avvio dell’Opera dei Piccoli Apostoli a San Giacomo Roncole di Mirandola e la “seconda prima messa” di don Zeno.

Testi a cura di Francesco di Nomadelfia

Il racconto di don Zeno (1964)

Il Vescovo: “Perché non mi chiami?”

Sicché il 22 gennaio del ‘33 successe questo. Io andai a Carpi e il Vescovo Mons. Pranzini, quello che mi aveva ordinato sacerdote, dice: “Oh! finalmente sei venuto a trovarmi”. Era già passato un anno e non ci andavo quasi mai da lui. “Sento sempre parlare di te che fai qui, che fai là. E tutti mi raccontano che a S. Giacomo adesso oramai è una mezza rivoluzione. Solo il tuo Vescovo deve sapere niente? Perché non mi chiami?”. “Venga quando vuole”. Allora dice: “Il 22 gennaio”.

Il Vescovo trova una vitalità

Arriva il Vescovo, e trova una vitalità dell’altro mondo, perché c’era tutto questo intreccio attorno alla canonica, avevamo già fatto il campo sportivo, si inaugurava il cinema sonoro… Infatti andò nel mio studio in canonica e cominciò a ricevere la gente. Allora c’erano tanti tipi, dico: “Adesso c’è una società sportiva che si sono fatti qui nel paese, ma questi non vengono mai a messa. Loro vengono quando è l’ora della funzione; si fermano a sedere davanti alla chiesa, poi finita la funzione riprendono il calcio”. E là allora è stato a parlare… Mons. Pranzini se ne intendeva di tutto, e ha cominciato a parlare dello sport, del calcio: “Tu cosa fai? Come è, come non è; vi piace qui adesso?”.

“La canonica è casa nostra”

“Ah, adesso la canonica, Eccellenza, è casa nostra”. Loro raccontavano tutto: “Per noi, la chiesa – ma non andavano poi mica in chiesa – la chiesa adesso è il nostro centro, veniamo tutti qua ed è casa nostra, insomma”. Poi dico: “Adesso queste sono delle ragazze che ballano tutte le feste in certi posti, tuttavia vengono anche loro alle adunanze, a certe iniziative poi vengono sempre nel teatro così”. Allora: “Falle entrare, falle entrare”. Sono entrate e anche loro raccontavano che “la chiesa è il centro” eccetera. E poi insomma tante iniziative, persone, io presentavo tutte le persone e lui se ne intendeva di tutte le cose. Anche la festa dei fanciulli è risultata una cosa enorme per lui: tanti fanciulli, tutti già disciplinati, i ragazzi erano già disciplinatissimi, già a posto, erano lì e non si muovevano. E allora vedeva fuori dalla finestra tutti questi fanciulli, questo brulichio… continua a leggere.

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