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«Lo Spirito del Signore è sopra di me»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 23 Gennaio 2022

«Lo Spirito del Signore è sopra di me»

Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù (…) venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

Commento

I primi quattro versetti del brano di questa domenica sono l’inizio del vangelo di Luca. L’evangelista rivela di aver fatto ricerche sulla storia di Gesù per farne una redazione utile a nutrire la fede. In effetti il vangelo di Luca riporta brani che gli altri evangelisti non ricordano come la parabola del figlio prodigo o quella del buon samaritano (legate al tema della misericordia molto caro a Luca).

Il corpo del testo ci porta poi con un balzo al capitolo 4 con il racconto della prima predicazione di Gesù (termineremo la lettura di questo episodio la prossima domenica). Gesù prende per la prima volta la parola nella sinagoga di Nazaret, la città dove è cresciuto; questo semplice accenno alla crescita suggerisce una meditazione sugli anni della formazione nei quali Gesù conduce una vita normale, impara un lavoro e riflette sulla vita degli uomini.  Sono anni decisivi dei quali però i vangeli non ci dicono nulla.

Sappiamo invece che verso i trenta anni Gesù si fa battezzare da Giovanni, vive un intenso periodo di riflessione e maturazione nel deserto e rimane molto impressionato dalla morte del Battista. Da questa sequenza di eventi Gesù esce con una consapevolezza nuova del suo rapporto con Dio e della sua missione tra gli uomini: Gesù è un uomo libero guidato dallo Spirito che non accetta compromessi con il male.

È questo l’uomo che prende la parola nella sinagoga di Nazaret. La liturgia sinagogale prevedeva alcune preghiere iniziali, la lettura di brani dalla Torah o dai Profeti e poi un commento da parte del rabbino o di un uomo adulto. Gesù legge un brano del profeta Isaia e lo commenta. L’evangelista Luca descrive accuratamente la solennità del momento: dopo aver letto Gesù arrotola il volume, lo consegna e si siede come un vero maestro che ha qualcosa da dire. Si crea una grande attesa: «gli occhi di tutti erano fissi su di lui».

Nel suo commento Gesù rivela che il passo che ha letto parla di lui, anzi che quella profezia si realizza nella sua persona. La lettura è un brano del profeta Isaia, esattamente Is 61,1-2a, ma con l’inserzione di Is 58,6 («a rimettere in libertà gli oppressi»). Il testo riportato da Luca è in sostanza una citazione programmatica per una solenne entrata di Gesù nella vita pubblica.

Questi versetti ci dicono chi è Gesù e qual è la sua missione. Gesù ha la consapevolezza di essere mosso dallo Spirito di Dio, di vivere in comunione con Dio, che l’ha mandato a compiere la sua missione. Il suo compito è di annunciare che esiste per gli uomini una liberazione: da mali fisici e sociali, dal peccato, dall’egocentrismo, dalla mancata comunione con Dio. Questa buona notizia è soprattutto per i poveri e Gesù non solo la annuncia ma anche la realizzerà.

Nel suo brevissimo commento parla di compimento delle Scritture. Vivere la vita come compimento vuol dire viverla come vocazione e ogni vocazione nasce dalla vicinanza a Dio e agli uomini. Gesù è mandato a liberare gli uomini dal male: solo chi è davvero libero può liberare gli altri.

 

Liberazione: alle origini della fede di Israele c’è la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Poi la liberazione dall’esilio in Babilonia e con i profeti l’attesa di una liberazione definitiva che assumerà sempre più anche un carattere religioso e spirituale. Cristo con la sua morte e resurrezione libera gli uomini in maniera definitiva e completa: «se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero» (Gv 8,36).

Compimento: nel linguaggio biblico una parola (promessa, giuramento) si compie quando si realizza in concreto. La parola di Dio ha in se stessa la forza di compiersi (Is 55,11). I vangeli affermano spesso che in Gesù si compiono le scritture. L’opera di Cristo si dispiega nel tempo fino al compimento definitivo alla fine dei tempi.

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