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«A nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 30 gennaio 2022

«A nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne»

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe? ». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. (…)». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Commento

Il vangelo di questa domenica presenta i versetti immediatamente seguenti il testo della scorsa domenica. Gesù ha preso la parola nella sinagoga di Nazaret e ha commentato un passo di Isaia presentandosi come colui che compie le promesse, il liberatore promesso. Vediamo oggi le reazioni al suo discorso. La prima reazione è di sorpresa e meraviglia per le parole di Gesù, che sono riconosciute come parole di grazia. Nelle sue parole c’è un autentico spirito divino. Tuttavia, subito dopo nasce una reazione di ostilità. Ma che cosa provoca una rabbia tanto improvvisa e feroce da arrivare alla violenza?

Il brano non è molto chiaro a questo proposito. Luca riprende un episodio conflittuale della vita di Gesù narrato nel vangelo di Marco (Mc 6,16a) e lo adatta ai suoi interessi senza curarsi troppo della coerenza della narrazione (ad esempio si riferisce a ciò che Gesù ha fatto a Cafarnao, episodio che in realtà descriverà nei versetti successivi). La logica del racconto di Luca è che gli abitanti di Nazaret s’infuriano quando Gesù accenna al fatto che è normale che un profeta non sia accolto nella sua patria e si rivolga ad altri, come hanno fatto Elia ed Eliseo che hanno trovato la fede e compiuto miracoli presso degli stranieri.

L’idea che il Messia è potenzialmente mandato a tutti e non solo a loro fa infuriare i paesani. L’intenzione dell’evangelista Luca è di mostrarci fin dall’inizio della sua predicazione quello che sarà l’esito della vita di Gesù, cioè di essere rifiutato dai suoi che alla fine davvero riusci- ranno a ucciderlo. In effetti, Gesù è stato talvolta accolto con entusiasmo, in particolare all’inizio della sua vita pubblica, ma spesso anche rifiutato o frainteso in vari modi. La stessa alternativa tra accoglienza e rifiuto vale anche per noi. Possiamo cogliere nel racconto alcuni spunti di riflessione che sono utili anche oggi.

Il primo dubbio che s’insinua negli abitanti di Nazaret deriva dal fatto che conoscono la sua famiglia, sanno che è figlio di Giuseppe, e dunque non può essere un uomo tanto “divino”. Sono frenati da ragionamenti umani e pur meravigliati per le sue parole non riescono ad aprirsi alla fede. Il secondo elemento è il desiderio di vedere miracoli (come le guarigioni fatte a Cafarnao). Di fronte al soprannaturale scatta subito la pretesa di fatti prodigiosi, che ricavino dal divino qualche vantaggio.

La tentazione di piegare Dio ai nostri bisogni, di renderlo utile, svuota il rapporto con Lui di quella gratuità e serena fiducia che sostengono ogni autentico atteggiamento religioso. Gli abitanti di Nazaret non reagiscono con la fede in Dio ma con la pretesa di capire il divino e addomesticarlo per i propri fini. La nostra fede è sempre esposta a questi rischi: potremmo dire che Gesù si espone ai nostri dubbi e alla limitatezza dei nostri punti di vista, si lascia fraintendere dalle nostre motivazioni spurie. Tuttavia, camminare dietro di Lui ci porta a purificare gli occhi e il cuore e a crescere verso un abbandono fiducioso alla sua parola.

La reazione dei compaesani è furiosa e vogliono ucciderlo: tragico anticipo di ciò che poi avverrà. Ma Gesù se ne va e continua la sua missione perché non è ancora la sua ora. Anzi Gesù sfugge a tutto ciò che può rinchiuderlo in una visione ristretta e si mostra davvero un Salvatore universale.

 

Profeta: nell’esperienza di Israele il profetismo ha un ruolo molto importante. I profeti sono mossi dallo spirito di Dio per parlare al popolo, con discorsi e spesso anche con azioni, e leggere il presente alla luce del progetto di Dio. I primi grandi profeti non scrittori furono Elia ed Eliseo. Ad altri sono attribuiti scritti come Isaia, Geremia, Ezechiele. Nel comportamento di Gesù si riconoscono dei tratti profetici: la lettura dei «segni dei tempi», la critica verso l’ipocrisia religiosa, il rifiuto del suo messaggio da quella Gerusalemme che uccide i profeti (Mt 23,27 ss).

Straniero: nella bibbia gli stranieri, che appartengono ad altre nazioni, sono per lo più considerati nemici (non mancano tuttavia brani di segno opposto). Lo straniero residente in Israele (ger) è oggetto di una graduale assimilazione e la loro presenza ha progressivamente spezzato la chiusura di Israele e preparato l’universalismo cristiano.

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