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San Tommaso, grande maestro di dialogo

San Tommaso, grande maestro di dialogo

 

Uno dei grandi maestri del dialogo è Tommaso d’Aquino. Egli riconosce che la verità non è proprietà di nessuno e tutti hanno il diritto e il dovere di cercarla. Scrivendo ad un suo studente, lo esorta a “non guardare chi è colui che parla, ma a tenere a mente ciò che di buono egli dice”. In questa prospettiva, il dialogo non implica la rinuncia, ma la ricerca condivisa della verità. La mente umana è fatta per la verità e non può accettare l’errore. Un confronto vero, senza preconcetti, richiede sempre, in chi vuole dialogare, il riconoscimento che di fronte alla verità siamo tutti uguali.

Per dialogare con chi pensa diversamente da noi cristiani – come i non credenti o i musulmani – dobbiamo rifarci a quei valori che ci accomuna tutti, cristiani e no. Dobbiamo fare appello alla ragione naturale. Il Concilio Vaticano II incoraggia i cristiani a promuovere insieme con i non credenti “la giustizia sociale, i valori morali, la pace, la libertà” per tutti gli uomini. Quando ci si mette su un terreno comune, diventa più facile capire anche altre verità. Ciò che unisce predispone a comprendersi meglio. Nel mondo d’oggi, segnato da forme di secolarismo e fondamentalismo che sono spesso nemiche della vera libertà e dei valori spirituali, il dialogo interreligioso è necessario per vivere in pace e lavorare insieme per il bene comune.

Se ci riportiamo al medioevo, quando la pressione islamica era molto forte, sia san Francesco che san Tommaso furono due grandi promotori del dialogo. San Francesco è andato incontro ai musulmani nella persona del sultano Al- Kamil; san Tommaso si è impegnato in un dialogo “a distanza”, a livello di pensiero, e non per questo meno valido. Tommaso non ebbe alcun contatto diretto con l’Islam, né lesse mai il Corano; le sue conoscenze derivavano dai rapporti che riceveva dai suoi confratelli domenicani e fu sinceramente convinto che la sua descrizione di Maometto e dell’Islam corrispondesse ai fatti.

“È vero che il linguaggio usato da Tommaso quando descrive la fede musulmana e l’operato di Maometto è duro – scrive padre Joseph Ellul, domenicano, esperto di dialogo con l’Islam – ma, detto questo, si deve ammettere anche che tale posizione non escludeva la sua curiosità intellettuale e il suo vedere i sapienti musulmani (ed ebrei) come compagni di viaggio nel lungo cammino verso la verità divina”.

Anche chi non condivide le opinioni di san Tommaso, ritiene che il suo metodo di dialogo, utilizzato per arrivare alla verità, rimane la migliore via per il progresso dell’umanità. Un metodo che non fa della tolleranza il suo perno, ma è accettazione vera dell’altro, andando incontro a chi professa una fede differente, ma con il quale condividiamo gli stessi valori umani. Accettazione è apertura verso l’altro, riconoscendo che ogni persona, anche nel caso in cui fosse manifestamente in errore, merita di essere amata, poiché, come insegna sempre san Tommaso, la persona “significa quanto di più nobile si trova in tutto l’universo”. Ancora oggi dunque, o specialmente oggi, s. Tommaso resta un modello di dialogo serio e proficuo.

Nel dialogo non si formulano affermazioni contrapposte, ma si fanno soprattutto domande. Sul piano delle domande è abbastanza facile trovarsi d’accordo, o aiutarsi a formularle meglio. Le domande sono l’inizio di un percorso di ricerca. Rifare assieme tutto il percorso fin dall’inizio aiuta a evitare i passi falsi e può portarci a verificare con sorpresa che pensiamo quasi allo stesso modo. San Tommaso è un maestro nel formulare domande: la sua Somma teologica formula e risponde a circa 3.300 domande, legate tra loro da un rigoroso filo logico.

E nel rispondere a tutte le domande non ha paura di dialogare, non solo con i grandi maestri del cristianesimo, ma anche con i grandi pensatori pagani, mussulmani o ebrei. Riservando un posto speciale al filosofo Aristotele, trattato con sospetto fino a quel tempo. Nel rispondere ad ogni domanda, anzitutto espone le opinioni di chi pensa diversamente da lui; poi espone ciò che ritiene vero, dandone le ragioni; in fine analizza le ragioni contrarie, mostrando ciò che hanno di vero e perché sotto alcuni aspetti non sono accettabili. Senza mai offendere nessuno.

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