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Attualità, Il Settimanale
Pubblicato il Febbraio 12, 2022

Siamo davvero comunità accoglienti?

L’incontro con Roberto Franchini ha messo in luce l’urgenza di un cambio di mentalità per favorire il pieno coinvolgimento delle persone disabili e delle loro famiglie nella vita delle comunità parrocchiali.

di Chiara Arletti

 

 

Su iniziativa dell’Ufficio Catechistico Diocesano lo scorso 27 gennaio si è svolta una serata di riflessione dedicata al tema della vita spirituale delle persone con disabilità come momento formativo per l’avvio di un gruppo dedicato alla catechesi alle persone con disabilità.

Relatore della serata è stato Roberto Franchini, pedagogista, docente presso il dipartimento di pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, consulente di diversi enti pubblici e privati, autore di numerose pubblicazioni in materia. All’interno dell’Ufficio catechistico si è preso atto che c’è una reale difficoltà, all’interno delle comunità parrocchiali e dei gruppi associativi, rispetto al coinvolgimento delle persone con disabilità e delle loro famiglie nelle varie iniziative che vengono proposte e da questa constatazione, meritevole di un serio approfondimento, ha preso corpo la proposta di un primo momento formativo.

Negli ultimi anni in modo particolare si è assistito ad un progressivo allontanamento delle famiglie alla vita delle comunità cristiane, per molteplici ragioni. Nelle sue riflessioni Franchini ha parlato di diffusi pregiudizi nel tessuto ecclesiale, primo fra tutti il ritenere le persone con disabilità intellettiva non in grado di comprendere la verità della fede e quindi impossibilitati ad esprimere una propria dimensione spirituale. Un’altra ragione è dovuta ad un’aspettativa diversa tra le famiglie di persone con disabilità, le comunità ed i parroci, poi si possono aggiungere aspetti di scarsa tolleranza o di incapacità a gestire alcuni comportamenti disturbanti e rumorosi all’interno delle celebrazioni e dei gruppi.

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