Pubblicato il

«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei?»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 20 marzo 2022

«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei?»

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

Commento

Una parte consistente del vangelo di Luca è occupata dal racconto dell’ultimo viaggio di Gesù verso Gerusalemme (Lc 9,51-19,44), che è l’occasione per inserire molti testi propri del terzo vangelo. Il brano di oggi è uno di questi e comprende due inviti alla conversione e la parabola del fico. Dunque accade che durante il viaggio alcuni uomini vanno da Gesù per chiedergli il suo parere circa un sanguinoso fatto di cronaca.

Pilato aveva fatto uccidere alcuni uomini della Galilea, la terra di Gesù, mentre stavano compiendo gesti di devozione. Non abbiamo dettagli per capire bene l’accaduto perché non ci sono fonti storiche coeve che riportino l’avvenimento. Comunque pare plausibile che Pilato abbia compiuto un gesto del genere. Gesù avrebbe potuto reagire facendo considerazioni politiche sui metodi oppressivi dei romani, oppure proponendo una riflessione su quanto questi uomini si meritassero quella fine. In particolare poteva prendere posizione di fronte a interpretazioni moralistiche di stampo popolare che erano portate a ritenere che le disgrazie siano frutto del peccato degli uomini o una punizione di Dio.

Gesù tuttavia non è interessato ad alcuna di queste interpretazioni e mostra chiaramente di non credere che le disgrazie siano una punizione di Dio per i peccati. Invece approfitta per parlare di ciò che gli sta più a cuore: la conversione e l’accoglienza del regno di Dio. Se davvero c’è una questione di vita o di morte, questa è il decidersi per il Regno. Anzi aggiunge un altro drammatico episodio: il crollo della torre di Siloe a Gerusalemme aveva provocato la morte di diciotto persone (anche di questo evento non ci sono riscontri nelle cronache del tempo).

Le parole di Gesù sono dure: quegli uomini non erano particolarmente colpevoli ma «se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Dobbiamo capire bene questo linguaggio che non è una minaccia di vendetta divina o di dannazione eterna. Gesù sta dicendo che, se non ci si converte, la vita è come buttata via, sprecata. Perché solo la conversione rende la vita degna di essere vissuta? Si tratta veramente di passare da un modo di essere a un altro, di stare nel mondo in un modo differente: abbandonare la logica del successo, dell’accaparramento, per farsi umile, ultimo fra gli ultimi e rimettere al centro di tutto Dio Padre; abbandonare la logica della competizione, del primato, del confl itto, per abbracciare quella della fratellanza, dell’amore, della pace. Solo questo cambiamento di mentalità spalanca la vita in tutta la sua bellezza.

Poi nella seconda parte del brano Gesù continua la sua riflessione raccontando la parabola del fico. Un fico che da tre anni non da frutto e che il padrone vorrebbe tagliare, ma il contadino ottiene ancora un anno, durante il quale farà migliorie, per ottenere frutti. Dare frutti di conversione è il compito dell’uomo. In questa parabola Gesù da ancora tempo. Ricordiamo le parole di Giovanni Battista: «già la scure è posta alla radice degli alberi» (Lc 3,9). Per Gesù non è così, la conversione è la cosa più importante e Dio non si stanca di dare delle possibilità agli uomini.

 

Ponzio Pilato: fu prefetto della Giudea dal 26 al 36 d.C. Fu un governatore tirannico e duro che non fece nulla per guadagnarsi la simpatia dei giudei. Le fonti storiche lo accusano di ruberie, abusi immotivati, esecuzioni senza processo e crudeltà. Nel 36 d.C. fu rimandato a Roma per rendere conto delle sue azioni davanti all’imperatore.

Fico: il fico è nella Bibbia simbolo di Giuda o Israele (Os 9,10; Ger 8,13; Mi 7,1), spesso nell’accezione di albero senza frutti per esprimere la durezza di cuore del popolo. Nel vangelo di Marco è Gesù stesso che cerca fichi e non ne trova (Mc 11,12-14).

Condividi sui Social