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On the road…winter road

Primo viaggio sulla winter road che da Yellowknife porta a Gameti.

On the road…winter road

 

Seppur quand’ero poco più che adolescente la lettura di Keruack e del suo mondo beat mi avesse suscitato un certo fascino; non è di questo che vi scrivo. Vorrei piuttosto raccontarvi l’esperienza del mio primo viaggio sulla winter road che da Yellowknife porta a Gameti, una delle mie missioni.

L’occasione che mi spinto a fare il lungo viaggio in auto mi è stata offerta dal fatto di dover celebrare un funerale nell’altra comunità che servo, Whati. Mi trovavo a Gameti- dove ero arrivato in aereo- per la mia normale presenza programmata, quando il Vescovo mi ha telefonato dicendomi, scherzando: “sei nel posto sbagliato…c’è un funerale da fare a Whati”. La soluzione più pratica mi è subito parsa quella di volare a Yellowknife e di lì, l’indomani, andare in auto a Whati e, terminata la funzione, proseguire per Gameti guidando sulla winter road.

Dalla capitale dei Northwest Territories al piccolo remoto villaggio ci sono circa 500 km (in linea d’aria 300) e per la metà di quella distanza la strada è aperta solo alcune settimane all’anno, da inizio marzo a inizio aprile, quando i laghi ghiacciati sono abbastanza robusti per sostenere il passaggio dei mezzi e il suolo sufficientemente rigido per non deformarmi. Questa arteria così particolare si snoda fra dossi di terreno innevato e, appunto, specchi d’acqua gelati.

Ogni anno per realizzare questi duecento e più kilometri viene fatto un investimento economico molto, molto alto. Ora, mentre guidavo, da solo fra saliscendi che talvolta sembravano le montagne russe, mi veniva da domandarmi: ma ha senso questa strada così contorta e disagevole? Perché spenderci tanti soldi, e poi per una manciata di settimane? E kilometro dopo kilometro, immaginando cosa provassero i nativi Tlicho percorrendola, mi è parso di capire che il punto cruciale che rende ragione della winter road é che attraverso essa le persone di Gameti possono ricollegarsi per le loro necessità col resto del mondo. E mi sono detto: bisogna avere il coraggio sempre di costruire strade, vie di comunicazione, anche se non portano a Roma, anche se non sono a quattro corsie, anche se durano quel che durano. A ragione i primi cristiani erano chiamati quelli della strada…e forse anche noi, anche grazie al sinodo, possiamo tornare lì.

Sempre durante il mio viaggio, poi, mi veniva da collegare fra loro il senso di questa opera ed il gesto del papa (così come dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby) di cercare un incontro di dialogo col patriarca di tutte le Russie, Kirill.

Esempi di “figli maggiori a rovescio” della parabola di Luca 15, hanno tentato di costruire una strada per raggiungere il fratello che, con alcune sue dichiarazioni, sembrava essersi rovinato la reputazione.

Anche se le sospensioni del veicolo della diocesi avrebbero da ridire, sono contento di aver potuto fare l’esperienza della guida sulla winter road, e mi auguro, come lo faccio anche a voi, di avere sempre coraggio di essere fabbricanti di strade, sulle quali, anche solo per un pugno di settimane, possano viaggiare pace, fraternità e solidarietà.

Con amicizia!

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