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Editoriale - La politica si fa seria

Pandemia e guerra, richiamo alla responsabilità.

di Luigi Lamma

 

La politica si fa seria

 

C’è un gran fermento in politica. Le sfide poste dalla pandemia prima ed ora dall’aggressione russa all’Ucraina hanno riportato al centro dell’agire politico la responsabilità personale e collettiva delle scelte da mettere in atto per fare fronte a queste due gravi emergenze con annesse conseguenze.

Prima il conflitto tra garanzie per le libertà individuali e tutela della salute pubblica, poi i criteri per definire gli aiuti pubblici alle famiglie e alle categorie economiche più danneggiate. L’avanzare della fascia di nuovi poveri come effetto sull’economia della pandemia e, figuriamoci ora, della guerra in atto (energia e materie prime) pone nuovamente la politica di fronte a scelte che richiedono elevate competenze ma anche una forte responsabilità morale, il coraggio di stabilire delle priorità.

Si aggiunge in questo ordine emergenziale la discussione sulla necessità/inopportunità di aumentare le spese militari: questione su cui il Papa non ha fatto mancare il suo giudizio categorico: aumentare le spese militari è una follia.

Affermazioni che hanno sollevato un acceso dibattito anche se, su questo tema del no alle spese militari, è stato fatto notare l’accoglimento tiepido di gran parte dei media della voce del Papa. Dal nazionale al locale il salto non è poi così ampio come potrebbe apparire. Certo cambiano i numeri, i territori possono risultare più o meno virtuosi o più o meno capaci di affrontare le emergenze ma anche qui la politica è messa duramente alla prova.

Allora vanno incoraggiati tutti coloro che in questi ultimi tempi hanno assunto delle responsabilità all’interno delle organizzazioni dei partiti o delle liste civiche, con favore si rileva una buona percentuale di donne e di giovani. C’è bisogno di coltivare autentiche vocazioni alla politica perché le due gravi sfide enunciate in premessa hanno disvelato quanto sia necessario ad ogni livello un impegno politico alimentato da una forte carica ideale, corroborato da una cultura democratica che persegua la libertà, costruisca la pace e rifiuti la guerra.

In un recente intervento ad un convegno organizzato da 70 associazioni laicali il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin ha sviluppato un’interessante riflessione su una possibile agenda di ispirazione cristiana in politica.

Ancora oggi il cristianesimo, la Chiesa, i cristiani “possono ispirare pensieri e opere in seno al contesto sociale; e così incidere non soltanto a livello privato, ma anche pubblico e politico”.

Riprendendo poi il tema in un’intervista al Corriere della Sera sempre il cardinale Parolin ha invitato i cattolici “ad essere presenti, visibili, testimoni di una visione e di uno stile di vita ispirato al Vangelo”.

Una rilevanza nella società che precede la presenza in politica e che “ne dovrebbe costituire la conseguenza naturale. Altrimenti è come voler costruire un edificio senza fondamenta. Non può reggere e sarebbe una fatica vana”. Un riconoscimento e un mandato ai laici da rinnovare in questo snodo della storia che invoca, dalla cura del creato alla convivenza tra i popoli, conversione e ricostruzione di relazioni nuove.

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