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Monsignor Bodo: la storia in un libro

CulturalMente, di Francesco Natale

Monsignor Bodo: la storia in un libro

 

Ognuno ha una storia particolare contenuta in un oggetto a noi caro. Quella di monsignor Cristiano Bodo è racchiusa nel suo anello in cui ci sono anche gli anelli dei genitori. Un anello che profuma d’amore e fedeltà. La storia del Vescovo di Saluzzo, una diocesi della provincia di Cuneo, in Piemonte, è da pochissimo divenuta un libro edito da Fusta dal titolo “L’anello ritrovato” firmato dallo storico Carlo Baderna.

Per questo nuovo appuntamento di CulturalMente ho intervistato Monsignor Bodo.

Partiamo dal titolo. Perché “L’anello ritrovato”?

Perché nell’anello che ho fatto fare un anno fa sono contenuti gli anelli del 25esimo e del 40esimo anniversario di matrimonio dei miei genitori più i due rosari che loro utilizzavano per pregare. L’anello rappresenta non solo la fedeltà mia come vescovo, ma anche la fedeltà dei miei genitori.

Sono due fedeltà d’amore chieste con l’aiuto di Dio.

Io grazie alla loro testimonianza d’amore ho scoperto l’amore per Dio.

Nel libro racconta la sua vocazione. Come ha fatto a riconoscerla?

L’ho riconosciuta perché c’erano stati dei “segni” che mi hanno accompagnato fin da ragazzo. Questi segni erano così tangibili che mi hanno dimostrato di essere stato preso per mano. Mi hanno accompagnato da fanciullo e poi anche quando sono entrato in seminario. Segni provenienti anche da persone vicine. Quando sono stato in seminario ho sempre avuto accanto dei sacerdoti che mi hanno aiutato a rimotivare la mia vocazione.

Quando lei parla di “segni” cosa intende?

Intendo segni che hanno cambiato la mia vita: gioire mentre si prega o quando si partecipa alla messa, trovare la felicità interiore, essere contenti. Ci sono anche segni seminati lungo la strada con persone che ho incontrato e con cui ci siamo aiutati vicendevolmente e per cui mi sono messo a servizio. Dio ti riempie e ti arricchisce.

Ha mai pensato di essersi sbagliato, di non aver avuto una vocazione?

Forse, ma non direi sbagliato. Mi riferisco al periodo dell’adolescenza, quello delle superiori. Ci sono stati vari fattori che sono coinvolti nella persona umana al di là della spinta spirituale. Ma ho compreso anche in quel momento [di aver ricevuto la vocazione, n.d.r.] grazie a varie persone con cui mi sono confrontato, non solo sacerdoti, ma anche laici. L’attrazione affettiva tipica dell’adolescenza non riusciva a riempire il mio cuore. Era solo una crosta, una cosa superficiale. Con Dio mi sentivo felice, contento e realizzato. Il dubbio presto è svanito e sono tornato a Dio. Ormai sono 30 anni che dico messa e 5 anni di episcopato.

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