«Neanch’io ti condanno»
Il Settimanale, In cammino con la Parola, Spiritualità

Pubblicato il

1 Aprile 2022

«Neanch’io ti condanno»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 3 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

Commento

Il racconto dell’adultera nel vangelo di Giovanni è uno degli esempi più belli della misericordia di Gesù verso i peccatori. Siamo a Gerusalemme e Gesù sta insegnando nei pressi del tempio. Come spesso sentiamo raccontare nei vangeli gli scribi e i farisei provocano Gesù, lo criticano e lo mettono alla prova per mostrare l’inconsistenza della sua predicazione.

In questo caso gli portano una donna accusata di adulterio e che perciò secondo la legge di Mosè andrebbe lapidata. Il libro del Levitico recita: «se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno essere messi a morte» (Lv 20,10). Cosa ne pansa Gesù? Che cosa ha intenzione di fare? La questione è spinosa e la trappola è ben posta: se Gesù la perdona, va contro la legge di Mosè e dimostra di non essere un buon ebreo, se invece dice di lapidarla va contro il suo messaggio di misericordia verso i peccatori.

La reazione di Gesù ha qualcosa di geniale ed anche di misterioso. Dice il vangelo che Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Si tratta di uno dei gesti più enigmatici di tutto il vangelo. Nessuno sa cosa stia davvero facendo Gesù e perché. Tra i commentatori qualcuno sostiene che Gesù scriveva nella polvere i peccati dei presenti (San Girolamo), altri una sentenza o segni a vuoto, altri che non voleva guardare in faccia l’odio di quegli uomini e la vergogna di quella donna.

Il risultato in ogni caso è che il gesto di Gesù crea uno spazio vuoto, quasi una sospensione del tempo, in cui la concitazione del momento si allontana ed è possibile dire una parola nuova. Gesù si alza e dice la famosa frase: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Queste parole, scandite in quel teso silenzio, provocano una reazione incredibile. Tutti sono riportati a guardarsi dentro e a considerare il loro cuore, riconoscendosi peccatori e bisognosi di perdono e conversione.

La situazione è cambiata, nessuno ha più voglia di punire. Gesù è riuscito ad aprire una breccia nell’odio e a innescare un processo di trasformazione nell’interiorità dei presenti. Infine Gesù e la donna rimangono soli e solo allora Gesù si alza e parla alla donna, possiamo immaginare guardandola negli occhi.

Per lei ci sono parole di perdono, parole che la invitano ad andare verso un futuro in cui non ci sia più il peccato. La vita di questa donna è stata salvata in vari modi, salvata perché non è stata lapidata, perché è stata perdonata e perché ha ricevuto una possibilità di futuro.

Questo brano parla della misericordia di Gesù ma possiamo leggerlo anche come esempio della straordinaria capacita di Gesù di reagire alle provocazioni, quella che oggi potremmo chiamare gestione del confl itto. Gesù non fa l’offeso, non si avvilisce, non scappa e non attacca. Riesce a reagire prendendo la provocazione e portandola su un piano in cui non ci sono vincitori e vinti ma tutti possono crescere. Si tratta davvero di una grande capacità frutto di fantasia e amore, nata da qualcuno per cui non esistono nemici ma solo persone da amare e far crescere.

Peccare: in greco hamartano significa sbagliare, non colpire, mancare il segno, trasgredire, peccare (peccato, hamartia). In ebraico ci sono varie parole per esprimere il peccato ed hanno sfumature diverse. Hattat deriva da un verbo che signifi ca «mancare il bersaglio» e pone l’accento sul venir meno in un rapporto con un uomo o con Dio. Awon signifi ca «piegamento, contorcimento, stortura» e dunque peccato nel senso di snaturare il rapporto con Dio. Pæsa è un termine giuridico che significa un delitto punibile legalmente che crea una rottura con qualcuno. Verso Dio compiere pæsa vuol dire rompere con lui, sottrargli ciò che gli appartiene.

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