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Morire per fucilazione

Morire per fucilazione

 

In Sud Carolina è stata approvata la pena di morte per fucilazione. La questione sembra assurda ma è proprio così. La motivazione principale della scelta di una modalità per condurre alla morte un reo, che ricorda i metodi brutali della guerra, è quella della difficoltà di reperire i prodotti farmaceutici necessari per uccidere una persona attraverso un’iniezione. Molte ditte farmaceutiche hanno scelto di non esportare negli Stati Uniti i loro prodotti proprio perché non venissero utilizzati nelle esecuzioni capitali.

Fino ad oggi i condannati potevano scegliere tra iniezione letale e sedia elettrica ma, sapendo dei problemi che riguardavano la prima modalità, di fatto veniva scelta apposta questa e quindi nessuno moriva. Sembra una situazione surreale ma di fatto è così! Per questi motivi si è optato per la fucilazione. Nella stanza della morte verrà posizionata una sedia di metallo sulla quale si dovrà sedere il detenuto che scelga il plotone di esecuzione.

A circa quattro metri dalla postazione, un muro con un’apertura rettangolare attraverso la quale tre tiratori spareranno al condannato. Tra i promotori della misura c’è il senatore democratico Dick Harpootlian, ex pubblico ministero ora avvocato penalista, secondo il quale la fucilazione “è il metodo meno doloroso e più umano che esista”. Davanti a tutto ciò mi sembra pleonastico commentare. Diversi sono i temi che si intrecciano: l’eticità della pena di morte come giusta sanzione per un reo, la modalità cruenta dell’esecuzione, il macabro gioco di dover scegliere la propria punizione che comunque conduce a perdere la vita oppure a bypassare la condanna per un cavillo.

Qualcuno, parlando di pena di morte, sostiene che chi la critica non fa altro che dare sfogo ad un pietismo buonista insensato. Credo che il punto non sia questo ma il giusto equilibrio tra condanna e riabilitazione della persona. Rimane palese il fatto che nessuno ha il diritto di togliere la vita a qualcun altro anche se il tema viene discusso in teologia e in morale da tempo. L’obiettivo principale a cui convergere è quello di una giusta punizione che non si arroghi un potere divino di dare o togliere la vita altrui.

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