Il 1° maggio: occasione per rimettere la persona al centro
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Pubblicato il

27 Aprile 2022
Editoriale

Il 1° maggio: occasione per rimettere la persona al centro

E’ tempo di prendersi cura.

di Paolo Barani

 

 

Salvatore, Giuseppe e Sander, tutti e tre operai in diverse province italiane. Sono i nomi degli ultimi lavoratori che, purtroppo, hanno perso la vita durante l’esercizio della loro attività professionale la scorsa settimana. Ad ogni nome corrisponde un volto, un mondo di affetti, di speranze e di progetti. Volti oggi purtroppo spenti, affetti, speranze e progetti interrotti da un incidente accaduto in ambiente di lavoro.

Le statistiche, pur nel loro approccio freddo e impersonale, parlano in modo fin troppo chiaro: ogni giorno nel mondo perdono la vita oltre 6mila persone. In Italia nel solo 2021 si sono contate 1.221 vittime e il 2022 non è iniziato con una marcia migliore. Di lavoro, purtroppo, si muore e, forse, non si fa tutto il necessario per arginare questa carneficina. Ogni attività umana incorpora una certa dose di rischio, questo è pur vero. Ma occorre assolutamente che tutto il possibile venga fatto per ridurre questo rischio anche e soprattutto quando si parla di lavoro. La nostra splendida Costituzione fonda lo Stato stesso sul lavoro, ponendo questo principio nel suo primo articolo.

Vi è il riconoscimento che l’attività lavorativa è la principale azione attraverso cui ogni persona può contribuire al bene comune mettendo all’opera i propri talenti e le proprie capacità, trasformando la realtà esistente per renderla sempre più un’alleata della convivenza civile e dignitosa per tutti, nessuno escluso. E quando si parla di lavoro non si fa riferimento al solo impiego retribuito, ma ad ogni forma di azione nel mondo per il bene comune. Per le donne e gli uomini di fede, il tema del lavoro assume poi un ulteriore significato che amplia e arricchisce la riflessione.

Nel secondo capitolo di Genesi leggiamo che il Padre assegna all’uomo il continua alla seconda pagina dell’Inserto sul lavoro *Uffici di Pastorale sociale e del lavoro della arcidiocesi di Modena-Nonantola e della diocesi di Carpi compito di “coltivare e custodire il giardino” nel quale è posto. Come non leggere in questo giardino il mondo stesso e nella coltivazione e custodia l’azione e lo spirito attraverso cui ogni uomo è chiamato ad operare nel mondo? Quando di lavoro si muore la prima custodia che viene a mancare è quella della sacralità della vita di ogni donna e di ogni uomo. Ben venga, quindi, il richiamo che i Vescovi italiani rivolgono a tutti coloro che operano a diverso titolo nel mondo del lavoro, in occasione della Festa dei Lavoratori del Primo maggio. Richiamiamo qui soltanto i punti salienti a partire dal titolo: “La vera ricchezza sono le persone. Dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della cura”.

I nostri pastori centrano da subito l’angolazione da cui il lavoro sempre deve essere osservato: le persone. Questo sono la vera ricchezza, il vero capitale prima di ogni altra forma di arricchimento e guadagno. E per rendere concreta e tangibile questa ottica occorre imparare a prendersi cura di tutti coloro che lavorano. Un approccio al lavoro basato sul valore della cura amplia l’orizzonte di attenzione. Non è cura non garantire condizioni di lavoro sicure che allontanino il rischio di infortunio e malattia professionale. Non è cura scaricare le conseguenze di una crisi economica, che pare non vedere mai la fine, sulle sole spalle dei giovani, dei precari, delle donne e dei disoccupati, le categorie che oggi più soffrono condizioni di lavoro non dignitose, lontane da forme di correttezza e di giustizia. Non è cura offrire occupazioni irregolari che sono l’anticamera di discriminazioni, sfruttamento e di discriminazione. Non è cura, per motivi di lavoro, disincentivare la maternità e punire la gravidanza. Si tratta in tutti i casi di vere e proprie forme di violenza economica, psicologica e fisica che subordinano il valore assoluto della persona umana alla logica dei numeri e del profitto.

È cura, al contrario, un approccio integrale alla sicurezza che, attraverso le nuove tecnologie, la formazione e un più efficace sistema di controlli, renda il contesto lavorativo un ambiente sicuro e luogo di umanizzazione. La cura a cui i vescovi richiamano non è altro che la custodia a cui il Padre ci invita. Perché non vi siano più Salvatore, Giuseppe e Sander a perdere la vita laddove essa è chiamata a esprimere le sue migliori potenzialità.


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