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«Non abbiamo che cinque pani e due pesci»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 19 giugno 2022

«Non abbiamo che cinque pani e due pesci»

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta ». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «», a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

 

Commento

Nella solennità del Corpus Domini leggiamo la moltiplicazione dei pani e dei pesci secondo Luca, testo che ha un chiaro riferimento eucaristico. Il miracolo è introdotto dal versetto 11, in parte tralasciato dal testo di oggi, nel quale si dice che Gesù accolse le folle che venivano a lui e cominciò a parlare del Regno e a guarire i malati.

Gesù è ospitale verso gli uomini perché è in profonda sintonia con la loro condizione e offre loro la ricchezza del suo annuncio di gioia e la sua potenza che guarisce. Poi, come un padrone di casa, quando è ora di mangiare si preoccupa che i suoi ospiti possano essere sfamati. In realtà la questione della cena è posta dai discepoli, che qui sono indicati come i dodici. Il riferimento ai dodici apostoli, che saranno le colonne della Chiesa, è già un modo per suggerire che la comunità cristiana continua ad avere fame e a trovare al suo interno un luogo per sfamarsi.

Negli atti degli apostoli vediamo i dodici che continuano la stessa accoglienza di Gesù, offrendo il servizio della parola, guarendo con la potenza dello Spirito e operando anche il servizio delle mense. Nel momento in cui il gruppo di amici decide di dare da mangiare alla folla si svolge un piccolo dramma, tutti si rendono conto che non c’è cibo a sufficienza. L’intervento di Gesù risolve la situazione con un miracolo che richiama alla memoria tanti racconti di prodigi che riguardano il cibo dell’Antico Testamento.

Tra tutti naturalmente l’episodio della manna nel deserto ma anche in modo più specifico il miracolo del profeta Eliseo che dà da mangiare ai suoi uomini (2Re 4,42-44). In questo piccolo episodio venti pani di orzo diventano pane per cento uomini che ne mangiano in abbondan- za facendone anche avanzare.

Dunque l’uomo di Dio, prima Mosè ed Eliseo, poi Gesù può sfamare gli uomini. In questa immagine dello sfamare c’è la passione di Dio verso l’uomo, i suoi desideri e i suoi bisogni che vanno da ciò che è più concreto fino alle grandi domande sul senso della vita. La comunità dei credenti, la Chiesa, è il luogo in cui continua ancora a rendersi presente l’attenzione appassionata ai bisogni dell’uomo e la risposta abbondante che ha la sua radice nel dono di Dio.

Gesù non si limita a far distribuire il cibo ma prima recita la benedizione. In questo punto è chiarissimo il riferimento all’eucaristia: la sequenza dei verbi prese, benedisse, spezzò, diede è la stessa che ritroviamo nel racconto dell’ultima cena in Lc 22,19. Associare la Messa alla moltiplicazione dei pani ci aiuta a cogliere la bellezza di un insieme di gesti e parole che celebrano la vita nei suoi aspetti essenziali.

Al termine del brano si dice che tutti ne mangiarono a sazietà mostrando una prima realizzazione della beatitudine del vangelo di Luca «beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati» (Lc 6,21). Gesù nelle nostre Messe continua a essere ospitale donandoci la sua Parola, la forza sanante del suo Spirito e un pane che è la sua presenza. La Chiesa continua a imbandire questa tavola per tutti gli uomini ricordando a tutti che viviamo di doni, dati da Dio e condivisi tra noi.

 

Accogliere: il verbo greco apodechomai è usato solo nel vangelo di Luca e in Atti. In Lc 8,40 Gesù è accolto dalle folle, poco dopo in Lc 9,5 si parla dell’accoglienza riservata ai discepoli, ma è nel brano di oggi (in Lc 9,11) che Gesù mostra la sua speciale accoglienza nei confronti degli uomini.

Distribuire: i dodici distribuiscono il cibo, il verbo usato è paratithemi, che significa «mettere accanto» ma è usato anche per il servizio a tavola. Nell’opera di Luca ritroviamo il servizio a tavola come segno distintivo di chi ha autorità (Lc 22,24-27; At 6,1-6)

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