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«Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 26 giugno 2022

«Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»

 

Dal Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

 

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Con il testo di questa domenica inizia una lunga sezione del vangelo di Luca che descrive l’ultimo viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove poi verranno i giorni della sua passione. Questo viaggio va dal versetto 9,51 al versetto 19,44 e contiene molti brani belli e importanti che leggeremo nella liturgia domenicale dei prossimi mesi. Dunque Gesù «prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme», decisione necessaria perché gli era ormai chiaro che ciò che lo aspettava era la sofferenza e la morte.

Gesù non indietreggia e rimane fermo nella sua decisione di compiere la volontà del Padre fino alla fine. La prima parte del brano ci presenta alcuni preparativi per l’attraversamento della Samaria; tra giudei e samaritani non correva buon sangue e dunque passare per quel territorio era pericoloso o almeno delicato per un gruppo di giudei come Gesù e i suoi discepoli. Come prevedibile i samaritani si oppongono e il vangelo riporta la reazione di Giacomo e Giovanni che sono pronti a vendicarsi violentemente per questo sgarbo.

Questo piccolo particolare del racconto è un chiaro riferimento alle storie del profeta Elia che in 2Re 1,9-14 fa scendere il fuoco sui suoi nemici. Il re Acazia, stizzito per i rimproveri di Elia, aveva mandato soldati per farlo tacere ma il profeta si libera di loro invocando un fuoco dal cielo. Molti sono i riferimenti ai profeti nei vangeli e soprattutto in Luca che ci tiene a mostrare il carattere profetico del ministero di Gesù. Tuttavia in questo caso Gesù si discosta dall’esempio di Elia e rimprovera i discepoli per la loro idea di vendetta. Pensare che l’azione di Dio possa passare attraverso un’azione violenta è una vera e propria tentazione dalla quale Gesù prende le distanze. Gesù è un messia umile e mite e qualsiasi tentativo di uso della violenza è contrario al suo modo di procedere. Gesù invece preferisce semplicemente cambiare strada.

Nei versetti che seguono il tema del viaggio diventa preponderante e Gesù da alcune indicazioni a quelli che vogliono unirsi al gruppo e seguirlo. Sono richieste molto esigenti che parlano della serietà di chi si mette alla sequela di Gesù e valgono per i cristiani di ogni tempo. Ci sono tre casi. Nel primo a chi gli dice «ti seguirò ovunque tu vada» viene risposto che il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Dunque non si pensi di trovare un porto sicuro: il viaggio fa parte dello stile del discepolo, anche nel senso di essere sempre disposti a mettere di nuovo in gioco la propria vita.

Negli altri due casi è Gesù che chiama, sono dei piccoli racconti di vocazione, e i chiamati rispondono positivamente ma chiedono un po’ di tempo. Il primo chiede di seppellire prima il padre, ed è una richiesta legittima che addirittura risponde a un dovere filiale. Gesù è apparentemente molto duro: «lascia che i morti seppelliscano i loro morti». Nel secondo caso la richiesta è quella naturale di salutare i parenti e anche in questo caso Gesù è molto duro. Gesù con le sue risposte richiama con forza al fatto che la chiamata a far parte del Regno di Dio ha la priorità su qualsiasi altra cosa. Non si può stare dalla parte di Gesù con delle mezze misure. La fede in Gesù non è cosa che si possa valutare a tavolino ma deve essere sperimentata e con la decisione di chi non si concede vie di fuga o tentennamenti.

 

Prese la ferma decisione: letteralmente “fissò la sua faccia di andare”. Questo modo di dire è usato soprattutto dal profeta Ezechiele. In Ez 21,7-8 al “Figlio dell’uomo” viene ordinato di «volgere la faccia verso Gerusalemme » e di «predire contro il paese di Israele». L’evangelista Luca usa per descrivere Gesù un linguaggio profetico.

Il viaggio verso Gerusalemme: la parte centrale del vangelo di Luca è costituita dal viaggio verso Gerusalemme (Lc 9,51-19,44). Luca introduce in questa sezione molti testi propri come la parabola del buon samaritano, il figliol prodigo e l’incontro con Zaccheo e soprattutto molti dialoghi. In questo viaggio Gesù ha tre tipi d’interlocutori: i discepoli, la folla e il gruppo degli scribi e farisei.

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