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Una lungimirante università italiana

Una lungimirante università italiana

 

Uno dei principali eventi proposti dall’Università degli Studi di Padova in questo mese di maggio, nell’ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla sua fondazione, riguarda la realizzazione del convegno internazionale “Eternità tra Spazio e Tempo: dalla coscienza al cosmo”.

L’importante e imponente tema dell’eternità è stato al centro del dibattito, affrontato mediante metodologie interdisciplinari, ponendosi come evento di eccellenza anche perché si è puntato alla riabilitazione, da parte della Chiesa, di Galileo Galilei. Umanamente i limiti delle nozioni di tempo e spazio non permettono di concepire l’assenza assoluta di perimetri e di confini che, al contrario, il concetto di eternità racchiude. Con l’obiettivo del Convegno si è voluto esaminare in modo innovativo il concetto di eternità, affidando il confronto delle diverse discipline, dalla fisica alla psicologia, dalla filosofia alla teologia, a studiosi di fama mondiale. Definire ciò che si ritiene indefinibile, mettere confini a quanto è invisibile e privo di limiti è sicuramente qualcosa di agognato e ricercato da sempre dall’uomo di ogni epoca.

Affrontare concetti così astratti e teorici potrebbe costituire un punto di partenza assolutamente inedito e forse anche determinante. Questo è un aspetto molto importante soprattutto da quando, dall’illuminismo in poi, le università si sono sempre di più connotate come centri laicisti e non laici, incapaci di aprirsi ad un contatto tra fede e ragione. Le domande esistenziali antropologiche che da sempre l’uomo si è posto (perché siamo nati, quale sarà il nostro destino, quando e come moriremo, cosa ci aspetterà dopo la vita etc.) non sono altro che l’equivalente dei quesiti che si pongono gli scienziati e i filosofi per cercare di comprendere ciò che è apparentemente incomprensibile.

Davanti a questo, forse facendo un balzo troppo veloce, mi ritornano alla mente le parole introduttive di S. Giovanni Paolo II nella Fides et Ratio: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”.

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