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«Andate: ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 3 luglio 2022

«Andate: ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi»

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». (…)

 

Commento

Nel vangelo di Luca c’è una prima missione riservata ai dodici apostoli che sono mandati a predicare e guarire senza la presenza di Gesù (Lc 9,1-6). Nel vangelo di oggi Gesù invia “altri settantadue discepoli” con il compito di predicare e guarire in vista dell’arrivo di Gesù.

Il brano ci racconta l’incarico di missione e il ritorno dei missionari con il loro resoconto. Questa vicenda parla anche a noi della vita del cristiano e della missione della chiesa. Di fronte alla grande quantità di uomini che aspettano la parola del vangelo, Gesù sente che ci vogliono molti missionari, cioè molti mandati ad annunciare. La sua prima indicazione è di pregare il Padre perché mandi operai per la messe.

La missione della Chiesa prima che problema organizzativo o di reperimento di risorse, è questione d’ispirazione e dunque di unione vitale con il Padre nella preghiera. Gli operai, siano essi sacerdoti, religiosi o religiose, oppure laici che vivono a fondo la loro vocazione battesimale, nascono nella preghiera e non dalla fantasia dell’attivismo pastorale. Una chiesa che sia feconda nel far crescere il Regno non può che essere una chiesa fedele alla preghiera. Ci sono poi nel racconto delle indicazioni su come devono andare i missionari. La loro azione sembra un po’ pericolosa, sono mandati come pecore in mezzo ai lupi; forse questa missione è ancora in un territorio limitrofo alla Samaria, dove erano stati rifiutati o forse è un’indicazione dei potenziali pericoli di tutte le missioni. Fatto sta che i discepoli devono andare senza prendere precauzioni: non devono portarsi scorte o un piccolo gruzzoletto per il viaggio, addirittura non portare i sandali, per non parlare di mezzi di difesa (il bastone) che già erano stati tolti ai dodici al tempo del loro invio.

Alla base di tale comportamento c’è la fiducia in Dio che si prende cura di chi si affida a lui. Lo stile dell’annunciatore è la povertà e la fiducia. Solo così emergerà potente la buona novella di un dio provvidente che è salvezza per gli uomini: uomini pieni di fiducia annunceranno un dio che merita fiducia. Il contenuto della missione è la pace del Regno di Dio, testimoniata anche dalle guarigioni. I “figli della pace”, fossero anche pagani, sapranno accoglierla mentre quelli che opporranno un rifiuto saranno abban- donati con il gesto profetico di scuotere la polvere, segno di rottura di comunione.

Anche oggi l’annuncio del vangelo può essere fatto solo nella povertà e nella nudità di chi non ha altra sicurezza di quella che viene dalla Parola di Gesù. I potenti mezzi, siano essi economici, organizzativi, culturali o concettuali rischiano sempre di offuscare il messaggio e la sua rivoluzionaria semplicità. Il racconto narra anche il ritorno da questa missione e il resoconto che ne fanno i discepoli. Il risultato è positivo e i discepoli sono pieni di gioia. La chiesa si rallegra quando gli uomini si aprono al vangelo e la comunità cristiana deve tornare a sperimentare la gioia tipicamente sua di veder crescere il Regno. Si tratta di una gioia sobria e robusta motivata dal fatto che il vangelo si fa strada nel cuore degli uomini, anche fra mille difficoltà, anche dove sembrerebbe impensabile. I nostri occhi devono saper vedere questi eventi spesso nascosti e valorizzarli.

Al termine del brano Gesù invita i discepoli a rallegrarsi non per i loro grandi successi, addirittura nella lotta contro i demoni, ma a esultare perché i loro nomi sono scritti nei cieli; è molto saggio non legare la propria gioia agli eventi ma alla saldezza di ciò che viene da Dio.

Il tema della gioia per l’irruzione di Dio nella storia segna anche la bellissima prima lettura, tratta dal profeta Isaia (Is 66, 10-14). L’immagine di Gerusalemme come città di pace, al seno della quale i popoli attingono il latte della consolazione e della gioia, è una profezia che ancora oggi deve alimentare la speranza e una coraggiosa operosità per la costruzione di un mondo armonioso.

Settantadue: i discepoli inviati sono 72 o, in alcuni manoscritti, 70. Questo numero può fare riferimento a Gn 10 in cui si elencano i 72 popoli discendenti dei figli di Noè, simbolo di tutti i popoli della terra. In alternativa il riferimento può essere ai 70 anziani scelti da Mosè per aiutarlo nella sua missione (Nm 11,24-30).

L’esultanza di Gesù: in questo brano vediamo la gioia dei discepoli per il successo della loro missione ma pochi versetti dopo (v. 21) è raccontata anche l’esultanza di Gesù, descritta con il verbo agalliao che è lo stesso usato da Maria all’inizio del Magnificat (Lc 1,47). Gesù è pieno di gioia, per azione dello Spirito Santo, perché si rende conto che i piccoli e gli umili accolgono realmente la buona novella; è la gioia di chi vede realizzarsi il regno di Dio.

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