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Pubblicato il Luglio 13, 2022

Chi non si arrende alla ‘grande sete’ /1

Viaggio tra agricoltori, allevatori e viticoltori impegnati a fare fronte alla siccità e ai rincari di elettricità e gas con creatività, tradizione e proposte concrete

di Daniele Rocchi, Agensir inviato a Carpi

 

Emergenza siccità. La situazione

Sono 225mila le imprese agricole che operano in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Regioni che da sole da sole rappresentano, secondo la Coldiretti, quasi la metà del valore dell’agricoltura italiana. Messe insieme producono il 76% del grano tenero per fare il pane, l’88% di mais per l’alimentazione degli animali, il 97% del riso. Nelle loro stalle si allevano anche il 66% delle mucche e l’87% dei maiali. Per queste Regioni il Consiglio dei Ministri, nel tardo pomeriggio del 4 luglio scorso, ha deliberato lo stato di emergenza per siccità, stanziando 36 milioni di euro. La dichiarazione dello stato di emergenza è valida fino al 31 dicembre 2022 ed è “vol- a fronteggiare con mezzi e poteri straordinari la situazione in atto, con interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata, e al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche”. La scarsità di pioggia e la conseguente siccità, il clima rovente di queste settimane, unite agli effetti della guerra in Ucraina che impattano soprattutto sul piano energetico (balzo delle bollette di elettricità e gas e del prezzo del gasolio) rappresentano quella ‘tempesta perfetta’ che rischia di abbattere il capitale dell’agroalimentare Made in Italy. I danni hanno già superato i tre miliardi di euro.

L’immagine che più di altre fotografa questa situazione drammatica è il fiume Po, ai livelli minimi da 70 anni. Ai minimi anche i grandi laghi del Nord (Garda, Maggiore, Como) da sempre usati come riserve di acqua per le popolazioni e l’agricoltura. In alcuni tratti il letto del fiume più lungo d’Italia è una distesa di sabbia. Il cuneo salino che lo risale per 30 chilometri mette a repentaglio l’ecosistema fluviale e le colture che fanno segnare importanti cali di produzione in diversi settori. Anche in quello dell’allevamento: il dita delle piogge nel 2022, segnala la Coldiretti sta avendo un effetto devastante sulle produzioni di latte, meno 20%, nelle stalle con le mucche stressate dal caldo torrido, meno 45% per mais e foraggi usati per alimentare gli animali, meno 15% per la frutta ‘ustionata’ dal caldo.

Allevamento. Luca Poletti, Medolla

A confermarlo al Sir è Luca Poletti, giovane titolare dell’omonima società agricola e di allevamento situata a Medolla, nella Bassa Modenese. Qui si produce latte per un’eccellenza italiana, il Parmigiano Reggiano.

Nella enorme stalla sono accolte, per la mungitura quotidiana, 110 mucche frisone: “Da queste parti le chiamiamo le ‘Ferrari da latte’ – dice Poletti –. I nostri capi in totale sono circa 270. Siamo tenuti al rigoroso rispetto del disciplinare del Parmigiano Reggiano. Ogni giorno diamo alle nostre mucche oltre 34 quintali di mangimi il cui costo è aumentato del 40%. Il caldo si fa sentire anche sugli animali: la produzione di latte è calata di circa il 20%.

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Leggi la Parte 2: agricoltura

Leggi la Parte 3: viticoltura

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