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78° strage di Cibeno. L’appello: politica sii responsabile

Al Campo di Fossoli la commemorazione del 78° anniversario della strage di Cibeno. I discorsi ufficiali del sindaco Alberto Bellelli, del presidente Pierluigi Castagnetti, dell’onorevole Emanuele Fiano e dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini

78° strage di Cibeno. L'appello: politica sii responsabile

 

di Luigi Lamma

“La vostra perdurante è mai stanca presenza ci impegna a fare memoria di questa lezione per imparare a capire quello che avviene oggi nel mondo. C’è qualcosa di immanente nella presenza di questi familiari che va oltre la valenza storica dell’avvenimento che stiamo ricordando come espressione di opposizione al nazifascismo”.

78° strage di Cibeno. L'appello: politica sii responsabile

Il pensiero principale del presidente della Fondazione Fossoli, Pierluigi Castagnetti è rivolto prima di tutto per loro, per i parenti di quei 67 martiri che 78 anni fa, il 12 luglio 1944, vennero prelevati con la valigia dal Campo di Fossoli e posti davanti ad un plotone di esecuzione a pochi chilometri di distanza al poligono di tiro di Cibeno. Per loro che ogni anno, insieme alle rappresentanze delle comunità locali di provenienza, oggi particolarmente numerose, con la loro presenza rendono viva e significativa una ricorrenza che, come tante, con il passare del tempo rischierebbe piano piano l’oblio.

I momenti della commemorazione

78° strage di Cibeno. L'appello: politica sii responsabile

La mattinata è trascorsa ripercorrendo i momenti di una commemorazione che non perde la sua carica emotiva e la sua importanza storica: la lettura dei nomi da parte del sindaco Alberto Bellelli, l’omaggio alla corona d’alloro insieme agli ospiti, l’europarlamentare Elisabetta Gualmini e l’on. Emanuele Fiano, le preghiere di monsignor Gildo Manicardi e del rabbino di Modena e Reggio Emilia Beniamino Goldstein.  Sono poi seguiti gli interventi ufficiali ed è parso subito evidente che rispetto alle precedenti edizioni lo scenario è mutato in modo preoccupante.

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Con il riaffacciarsi della guerra in Europa, con l’aggressione dell’Ucraina da parte di un altro stato, si torna con preoccupazione a guardare al recente passato, a quegli atteggiamenti omissivi e colpevoli che hanno reso possibile l’affermarsi del fascismo e del nazismo. Molto lucida l’analisi del presidente Castagnetti quando ammonisce rispetto al dilagare di un linguaggio intriso di odio e di fenomeni di intolleranza: “Quando si diffondono sovranismi e nazionalismi ci si prepara alla guerra. Ci vuole un’intelligenza storica per cogliere i segni dei tempi, ciò che sta accadendo in Europa per evitare che la tragedia di una guerra globale si ripeta”. Nello specifico dell’aggressione dell’Ucraina appare chiaro che quella nazione è stata scelta, sia perché confinante, sia perché più debole sul piano militare, sia perché strategica per le rotte commerciali, tutto vero ma “è stata scelta per decostruire Europa, questo è il vero obiettivo dell’aggressione”.

La testimonianza di Emanuele Fiano e della sua famiglia

Quella di Emanuele Fiano è stata una commossa testimonianza più che un discorso politico. Sono state le parole di un figlio di un ex deportato ebreo, scampato alla morte nei lager cosa che invece non hanno potuto evitare tutti gli altri suoi familiari, transitati da Fossoli e da qui partiti verso la Germania il 16 maggio 1043 per non fare più ritorno. Ha raccontato della sua lunga ricerca nei meandri della coscienza dell’essere umano, specie quello dei carnefici per arrivare alla conclusione che si trattava di persone in carne ed ossa, che abbinavano al loro “mestiere” l’essere mariti, padri di famiglia. Una constatazione che serve oggi per acquisire la consapevolezza che tutto ciò può essere rifatto. “E lo rifaranno – ha affermato l’onorevole Fiano – se, quando si vuol far vedere che tutto sta crollando, apparirà un pifferaio magico capace di trasformare quella rabbia in odio”.

Unanime la conclusione di tutti gli interventi, anche quello dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini, chiamata per dare continuità alla dimensione europea della celebrazione dello scorso anno con la presenza del compianto presidente David Sassoli e di Ursula Von del Lyen: la politica, quella dell’Europa e quella dei singoli stati si assuma la responsabilità che le compete per fermare l’aggressione in Ucraina e per respingere il disegno di chi vuole demolire ciò che faticosamente è stato ricostruito in oltre 70 anni di cammino europeo.

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