C’è poco da urlare e molto da fare
Attualità, Editoriali, Rubriche

Pubblicato il

31 Agosto 2022
Editoriale

C’è poco da urlare e molto da fare

Verso il 25 settembre tra slogan, programmi e candidati

 

di Stefano De Martis

 

Gli esperti dei sondaggi ripetono da tempo che i comportamenti concreti degli elettori si delineano nelle ultime settimane prima del voto, secondo alcuni addirittura negli ultimi dieci giorni. Questa considerazione, se da un lato suggerisce di non dare nulla per scontato almeno nella misura dei risultati (alla vigilia delle politiche del 2018, per esempio, nessuno aveva saputo anticipare la portata dell’affermazione del M5S), dall’altro rafforza la consapevolezza che la campagna elettorale in corso subirà di qui al 25 settembre un’ulteriore intensificazione. Ma non nel senso di una più puntuale e argomentata presentazione di programmi e candidature. Il rischio, infatti, è che per cercare di agganciare in extremis gli indecisi il livello della semplificazione propagandistica venga ulteriormente innalzato rispetto a quanto abbiamo già visto. Speriamo che non sia così e che i cittadini sappiano scegliere con senso di responsabilità.

Non bisogna lasciarsi trarre in inganno dalla parola magica “programma” a cui tutti i partiti hanno fatto ricorso per nobilitare le rispettive posizioni. I programmi sono una cosa seria, ma devono essere effettivamente tali, non mere dichiarazioni di principio a uso dei social. A parte gli innumerevoli casi in cui sono stati messi in campo solo slogan roboanti e velleitari, anche in altre proposte formalmente più articolate il discorso spesso salta da obiettivi di cortissimo respiro a traguardi talmente lontani e generici da rendere impossibile ogni verifica di razionalità. Manca l’indicazione dei passaggi intermedi, quelli in cui la politica dà prova della sua capacità costruttiva e che purtroppo sono difficilmente spendibili in termini di comunicazione digitale. Manca soprattutto la visione generale entro cui inscrivere i singoli temi, l’idea di Paese e di società che c’è dietro (e davanti).

Se questi difetti sono ormai “di sistema” e si ripresentano con marginali varianti in ogni campagna elettorale, in questa specifica tornata si aggiunge una vistosa lacuna collegata alla particolare circostanza in cui è intervenuta la brusca fine della legislatura, innescata nel momento meno opportuno dal punto di vista dell’interesse generale, con il Pnrr nella fase più delicata dell’attuazione e un contesto politico ed economico internazionale per certi versi estremo. Il dibattito pre-elettorale si sta invece svolgendo come se l’Italia potesse muoversi sulla scena senza tener conto della situazione reale, dei vincoli oggettivi e degli impegni assunti.

I nodi verranno al pettine immediatamente, dato che il primo impegno del nuovo governo uscito dalle urne sarà quello di varare a strettissimo giro una legge di bilancio ragionevole e lungimirante. Una manovra economica che non ci esponga ai venti della speculazione finanziaria e alla sfiducia dell’Europa e allo stesso tempo sappia sostenere imprese e famiglie, con un’attenzione particolare per i soggetti più fragili.

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