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Ricordati di me, Signore, nel tuo amore

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 11 settembre 2022

Ricordati di me, Signore, nel tuo amore

 

Dal Vangelo secondo Luca

(Gesù) disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Commento

Il lungo brano del vangelo di questa domenica è il bellissimo capitolo 15 di Luca che riporta la parabola del padre misericordioso e dei suoi due figli, preceduta da altre due parabole: la pecora smarrita e la moneta perduta. Si tratta di un capitolo che oggi opportunamente leggiamo tutto intero, perché è stato composto con un criterio unitario. Le tre parabole raccontano tutte di cose perdute e ritrovate e seguono lo schema perdere, trovare e rallegrarsi.

Il motivo del racconto si trova nei primi versetti che ci mostrano la presenza di pubblicani, peccatori, scribi e farisei. I primi, pubblicani e peccatori, vengono da Gesù per ascoltarlo, per sentire se ha una parola di salvezza per loro. Gli altri, scribi e farisei, sono critici e rimproverano Gesù di accogliere i peccatori. Il racconto delle parabole è un tentativo di far capire a chi lo critica perché Gesù si rivolge ai peccatori. La prima parabola s’inserisce in tutta la tradizione biblica sul pastore e il gregge e racconta di un pastore che cerca una pecora che si è persa. Quando la trova, è pieno di gioia e fa festa con i suoi amici. Al termine c’è anche una spiegazione: c’è grande gioia in cielo per un peccatore che si converte.

Lo stesso schema si ripete nella seconda parabola che però è declinata al femminile: una donna perde una moneta, la ritrova in casa e fa festa con le sue amiche. L’evangelista Luca ama fare esempi al maschile e al femminile. Queste parabole parlano del cuore del Padre e dell’azione di Gesù: cercare gli uomini che si sono persi e riportarli a Dio. Anche noi siamo tra quelli che hanno bisogno di essere cercati e anzi dobbiamo imparare a lasciarci trovare con fiducia. Poi Gesù approfondisce questo tema del perdere e ritrovare con la parabola del padre misericordioso e dei due figli. Il personaggio principale è il padre: è lui che accorda al figlio la possibilità di allontanarsi per tentare la fortuna, è lui che lo accoglie quando torna e decide di fare festa, è lui cha va incontro all’altro figlio pieno di rancore. Questo padre è caratterizzato da tenerezza e capacità di perdono, da misericordia, ma anche dal fatto che non è facile capire le sue qualità. I due figli, nonostante la frequentazione di anni, non lo conoscono e si sorprendono quando scoprono i suoi veri sentimenti.

La prima parte della parabola ripete lo schema perdere, ritrovare e fare festa, ma con una maggiore ricchezza di particolari e profondità. In questo caso è in gioco il rapporto genitore figlio, quasi un esempio classico della confl ittualità che nasce quando un figlio prova a essere indipendente e a costruire la sua vita. Il padre è comprensivo nei confronti delle richieste del figlio ed è accogliente di fronte ai suoi fallimenti, gli concede la libertà di crescere senza nutrire sentimenti possessivi. Quanto il figlio torna il suo entusiasmo è grande, senza recriminazioni o rimproveri e la sua accoglienza è totale, senza condizioni.

Nella seconda parte della parabola entra in gioco il figlio maggiore. Anche lui in fondo è perso ma in un modo più sottile, più invisibile: si è allontanato dal padre lavorando fedelmente ma sentendosi come uno schiavo e cominciando a nutrire astio e rancore. Ora il ritorno del fratello fa emergere questi sentimenti. Il padre esce e va incontro anche a lui per cercare di convincerlo a partecipare alla festa. Questo figlio è l’immagine di tutti coloro che non riescono a gioire del fatto che il regno dei cieli è annunciato ai peccatori e rimangono chiusi in un privilegio identitario che però li rende schiavi e rancorosi.

L’invito per noi è di costruire comunità cristiane felici di creare dei percorsi di riconciliazione e di scoprire che la misericordia del Padre può ancora raggiungere gli uomini di oggi.

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