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La verità sulla legge 194

Etica della Vita, una rubrica di Gabriele Semprebon

La verità sulla legge 194

 

Oggi in molti commentano e prendono posizione nei riguardi della legge italiana 194 che regola l’interruzione volontaria della gravidanza. Attualmente c’è chi valuta questa legge “ un pilastro della nostra società” oppure una “ legge retrograda e antiquata” ma… com’è veramente questa legge? L’idea di fondo espressa da molti è che sarebbe stata voluta originariamente con ottime intenzioni, quindi, sarebbe una legge buona, anche se, potrebbe apparire equivoca nel momento della sua applicazione.

Cerchiamo di vedere sinteticamente quali sono stati i pensieri prodromici di fondo contenuti in questo testo. Anzitutto predomina la centralità della donna, quindi, il problema dell’aborto è visto come una questione esclusivamente femminile; il padre è completamente escluso dalla decisione e perfino dalla conoscenza della gravidanza; viene rimossa la presenza reale del concepito dall’orizzonte del legislatore che considera solo la condizione della donna; si fa divieto ad ogni terza parte di intromettersi nella decisione della madre; il concepito non ha alcun diritto etc. questo e tanto altro è contenuto in una legge che, in modo ipocrita, dichiara che queste sono norme a tutela della maternità, affermando addirittura che lo Stato tutela la vita umana fin dal suo inizio senza, ovviamente, specificare cosa intendesse il legislatore con “inizio”.

Con questa legge si permette ad un essere umano (madre) di arrogarsi il diritto di poter decidere sulla vita altrui, di un altro essere umano (figlio), palesando che il diritto non solo alla vita ma anche alla salute della donna deve prevalere su quello del figlio in quanto non ancora persona. Questa asimmetria porta alla cancellazione di chi sta crescendo nel grembo di una madre.

Questi sono alcuni punti che fanno della legge 194 una legge ingiusta portando sul campo uno Stato che perde la sua neutralità in quanto dichiara la propria indifferenza nei riguardi di una mamma che sceglie di abortire o non abortire: basta che sia rispettata la procedura. È inconcepibile e scandaloso che una società e uno Stato, mediante una apposita legge, possano dire a una donna che se vuole è tutto pronto per poter eliminare la sua creatura. Questa norma sarebbe un pilastro della nostra società? Una norma che permette una asimmetria tale da consentire ad una madre, perché si tratta di una madre, di poter eliminare il figlio? All’assurdo non c’è limite.

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