Il vescovo Castellucci sulle vicende che riguardano don Mattia Ferrari
Chiesa

Pubblicato il

16 Dicembre 2022

Il vescovo Castellucci sulle vicende che riguardano don Mattia Ferrari

Le dichiarazioni del vescovo Erio Castellucci in merito alle vicende che vedono coinvolto don Mattia Ferrari, presbitero dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola

Monsignor Erio Castellucci e don Mattia Ferrari

 

DICHIARAZIONI DI S.E. MONS. CASTELLUCCI

Circa i fatti che vedono coinvolti don Mattia Ferrari, prete dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola, esprimo piena solidarietà al sacerdote. Non entro ovviamente nel merito delle motivazioni che hanno portato un magistrato della Procura di Modena a richiedere l’archiviazione della vicenda legata alle minacce ricevute da don Mattia: non compete a me, ma a chi conduce la difesa di don Mattia.

Una delle motivazioni, tuttavia, entra direttamente nell’ambito della missione pastorale del presbitero, che invece compete anche ad un vescovo. Il magistrato ritiene che: “chi porti il suo impegno umanitario (e latamente politico) sul terreno dei SOCIAL o comunque del pubblico palco – ben diverso dagli ambiti tradizionali – riservati e silenziosi – di estrinsecazione del mandato pastorale – e lo faccia propalando le sue opere con toni legittimamente decisi e netti, inevitabilmente è destinato a confrontarsi con i frequentatori di quel mondo”…

“Gli ambiti tradizionali” nei quali si “estrinseca” il mandato pastorale non sono semplicemente quelli “riservati e silenziosi” indicati in questo passaggio. La missione presbiterale non si limita infatti alla liturgia, all’accompagnamento spirituale o alla catechesi, ma – proprio in virtù di questi atti ministeriali – può assumere rilievo anche in ambito pubblico, quando le circostanze lo portino a prendere posizioni contro quelle che il ministro ordinato ritiene ingiustizie incompatibili con il Vangelo.

Il Concilio Vaticano II, che definisce da parte del magistero cattolico gli “ambiti tradizionali” della missione dei presbiteri, afferma infatti: “anche se sono tenuti a servire tutti, ai presbiteri sono affidati in modo speciale i poveri e i più deboli” (decreto Presbyterorum Ordinis, 1965, n. 6). Normalmente questo servizio viene portato avanti dai sacerdoti nella pastorale ordinaria delle comunità cristiane, ma talvolta può assumere modalità straordinarie, in accordo con i loro vescovi. In ogni caso, i toni che i ministri ordinati possono e devono utilizzare per difendere poveri e deboli, tra i quali certamente sono da annoverare i profughi, sono i toni evangelici, da modulare a seconda dei contesti: dal linguaggio forte della pubblica denuncia a quello mite del perdono, nessun accento deve essere preventivamente escluso, come ci insegnano anche i Pontefici, tranne naturalmente i linguaggi diffamatori e minacciosi.

Esprimendo fiducia nell’opera dei magistrati, auspico che le ulteriori valutazioni della vicenda considerino una corretta e integrale visione del ministero sacerdotale, evitando di darne un’immagine così parziale e ristretta.

+ Erio Castellucci

Modena, 16 dicembre 2022

 

 

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