7 febbraio. San Giovanni da Triora
Speciale Patroni

Pubblicato il

7 Febbraio 2023

7 febbraio. San Giovanni da Triora

Francescano missionario in Cina, martire per Cristo.

Nato nel 1760, figlio di genitori benestanti, Antonio Maria Lantrua e Maria Pasqua Ferraironi, Francesco Maria, dopo i primi studi a Triora, frequenta le scuole dei Barnabiti di Porto Maurizio (Imperia). Qui comincia a sentire l’attrazione per la vita religiosa, ottiene con fatica il consenso dei genitori, e nel 1777 lo accoglie a Roma un altro ligure di Ponente, Luigi da Porto Maurizio, provinciale dei francescani. Nell’Urbe egli indossa l’abito e cambia il suo nome di battesimo in quello di fra Giovanni. Studia filosofia e teologia, viene ordinato sacerdote a 24 anni e poi passa da un convento all’altro come insegnante, e più tardi anche come padre guardiano. Ma nel 1799 lascia Roma, raggiunge Lisbona dove si imbarca per la Cina, e vi arriva circa otto mesi dopo.

Perché la Cina? Perché già nel Duecento c’è stata nello sterminato Paese una presenza francescana. All’epoca di fra Giovanni, la vita delle comunità cristiane in territorio cinese è molto dura, per ragioni soprattutto politiche. Il cristianesimo viene avversato non tanto in sé, ma piuttosto per la sua provenienza dal detestato e temuto “Occidente”. Operando nella grande regione centrale dello Hu-nan, fra Giovanni si dedica in particolare al recupero e all’incoraggiamento, rivolgendosi a individui e gruppi che avevano accolto la fede cristiana, staccandosene poi per paura; o perché lasciati soli, a causa dell’avversione del potere contro i missionari. Aiutato da generosi catechisti locali e dalle famiglie rimaste fermamente cristiane, il suo sforzo di evangelizza-zione ottiene buoni risultati, dovuti anche alla sua capacità di ambientare la fede cristiana nella realtà locale, nonché alla fiducia personale che si conquista (a partire dallo studio accurato della difficilissima lingua). Fra Giovanni rianima comunità cristiane in crisi, ne crea di nuove.

Ma la sua attività è considerata sovversione, e il 26 luglio 1815 egli viene incarcerato con un gruppo di cristiani cinesi. Questi finiranno schiavi e deportati, per aver rifiutato di abiurare calpestando la croce. Per lui, straniero, l’accusa è gravissima: “Entrato di nascosto, ha percorso varie province, ha raccolto discepoli”. Pena di morte, dunque, accuratamente motivata e sottoposta all’approvazione imperiale: sarà posto su una croce e strozzato. Lui chiede soltanto di potersi fare ancora il segno della croce, con i cinque inchini tradizionali dei cristiani cinesi. Poi si consegna al supplizio. Dopo un mese, il corpo di fra Giovanni viene recuperato, portato poi a Macao, e di lì infine a Roma, nella basilica di Santa Maria in Aracoeli. Giovanni Paolo II lo ha canonizzato nel 2000. (tratto da santi e beati)

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