Il
In punta di spillo
Pubblicato il Ottobre 25, 2023

Il tanto privato dei fuori onda una morbosa tendenza umana oggi diventata uno stile televisivo

In punta di spillo, una rubrica di Bruno Fasani.

 

Della serie era-l’ultima-cosa- che- ci- mancava, l’Italia, nei giorni scorsi, ha visto la messa in onda di due fenomeni molto particolari. Il primo è il fuoriondismo, il secondo lo chiameremo il giambrunismo. Cominciando dal primo, sappiamo che si tratta di un fenomeno vecchio come il mondo. Si tratta dello “spiare” la vita fuori dai caratteri dell’ufficialità, a prova di quel detto che vorrebbe vizi privati e pubbliche virtù. La faccia bella all’esterno e, dall’altra, quella più prosaica ma spesso anche più vera del nostro privato. Pensate a quanta letteratura è fiorita sulle presunte flatulenze di Biden, sullo sputacchiare di Arafat, pace all’anima sua, sulle presunte dita nel naso di Salvini, o i tic prevedibili di Mughini davanti allo specchio, alla ricerca disperata del suo Narciso.

Il fuori onda, come violazione del privato, è questo e tanto altro. Arma politica, ma anche morbosità del gossip, quando il non mostrabile, ma dimostrabile, diventa l’arte di tirare giù dagli altarini i tanti miti messi sul piedistallo dalla fede dei fanatici. Se un tempo il fuori onda correva di bocca in bocca, oggi esso corre, con la rapidità della fibra ottica, di telecamera in telecamera. Basta un occhio ancora aperto, intenzionalmente o meno a trasmissione conclusa, per venire a conoscenza di tanto non detto o che non si voleva dire o mostrare.

È, peraltro, la stessa logica che ispira il fenomeno dei reality, siano essi Grande Fratello (a proposito, a quando la Grande Sorella, in nome della parità di genere?) o Isole varie, oppure. le aule del giustizialismo di piazza, portino esse il nome di Iene o di Striscia la Notizia. La televisione degli spioni, qualche volta dei guardoni. Ed è sul tronco del fuoriondismo che è attecchito l’innesto del giambrunismo, dal nome di Andrea Giambruno, giornalista di Rete 4, già compagno della Presidente del Consiglio, la signora Giorgia Meloni. Una storia d’amore, la loro, nata in uno studio televisivo e finita pure in uno studio televisivo. Era il 2015 quando si erano conosciuti in una trasmissione delle reti Mediaset. Il tempo di dirsi ti amo, di mettere al mondo una creatura e di far credere che il Mulino Bianco si era trasferito, con la sua famiglia, nella Città eterna. Poi, si sa come vanno le cose. Lei, lanciatissima alla conquista del mondo, lui, in debito di ossigeno, a conquistare le colleghe di studio.

Come sei bella di qua e come sei bella di là, cosa non farei per te e cosa non darei per averti, perché non ti ho conosciuta prima e perché mi tremano le gambe solo a guardarti… Insomma, il cascamorto in versione dongiovanni, senza essere il Giacomo Casanova che scrive le proprie memorie. Qui a raccontare le memorie ci pensa Antonio Ricci con la sua quarantennale Striscia. E qui il cascamorto finisce per far cascare il morto, ossia la relazione claudicante tra il macho a cui non si dovrebbe dire di no e la signora Presidente, presa dall’unica preoccupazione che a morire non sia il suo governo.

Con un comunicato tanto lapidario quanto chiaro, la signora Meloni ha fatto sapere che, dopo tanto, la storia era finita. Con tante grazie e con la richiesta ai giornalisti di astenersi dallo specularci sopra in salsa politica. Ora tutti sapevano. Il resto erano suoi fatti privati e che loro si facessero i loro. Un’uscita di classe, fatta con garbo e fermezza. Un tempo la classe era riservata per antonomasia agli uomini, detti di onore. Ora sembra che siamo allo scambio delle parti, senza aver ancora raggiunto, purtroppo, la parità.

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