Signore,
In cammino con la Parola
Pubblicato il Febbraio 28, 2024

Signore, tu hai parole di vita eterna

La diocesi di Carpi legge il Vangelo - Vangelo di domenica 3 marzo 2024

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. (…)

A cura dell’Ordine Francescano Secolare – Fraternità di San Nicolò

Lectio

Il brano di questa domenica inizia con l’espressione: “si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme”. Da Cafarnao (sotto il livello del mare) a Gerusalemme (circa 800 m sul livello del mare) effettivamente si sale. I cambiamonete convertivano i denari romani su cui era impressa l’immagine dell’imperatore pagano che si faceva proclamare figlio di Dio, e quindi, in quanto riproducenti un idolo, per i giudei non erano adatte per pagare la tassa del tempio. Di fronte a questa scena Gesù si arrabbia e fattasi una frusta di funicelle, caccia tutti fuori dal tempio. Ricordiamo poche volte, all’interno dei Vangeli, nelle quali Gesù si sia adirato. Si tratta di un gesto di autorità che, secondo le profezie, avrebbe dovuto realizzare il Messia. Gesù stesso, in questo contesto, si presenta come profeta che vuole rinnovare lo spirito autentico della fede sulla scia dei profeti veterotestamentari. Per questo l’azione di Gesù va intesa più come gesto evocativo che come la repressione energica di un abuso. Il tempio di Gerusalemme era uno spazio sacro, dove la presenza di Dio si faceva tangibile. Gesù stesso amava così tanto il tempio da chiamarlo “la casa del Padre”. Più volte nel corso della storia il tempio era stato profanato dall’esterno, da re empi di Giuda o da invasori stranieri. Ogni volta che questo accadeva, il popolo d’Israele sentiva il dovere di riconsacrarlo. Gesù, invece, lo trova profanato dall’interno e denuncia pubblicamente questi abusi. Alla domanda dei giudei che chiedono un segno che ne legittimi l’autorità divina, Gesù risponde con una velata profezia sulla sua morte e resurrezione.

Meditatio

Tante volte nei Vangeli vediamo questo rapporto che il Figlio di Dio ha con il Tempio di cui ha sempre rivendicato la sacralità ma che ora, in modo definitivo, non è più legato a un luogo ma diventa la sua stessa persona. Questo emerge chiaramente dalla risposta di Gesù ai giudei. Con la sua resurrezione il suo corpo diventa il nuovo tempio che sostituirà quello vecchio. E sarà il centro del culto in Spirito e Verità come dirà nel dialogo con la Samaritana (Gv 4,21-22), il luogo in cui è presente Dio (Gv 1,14). Nel Nuovo Testamento il tempio è anche la Chiesa o il singolo cristiano, poiché ogni battezzato è tempio di Dio, abitato dallo Spirito Santo come dice San Paolo: “Non sapete che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3,16-17).

Oratio

Quale rispetto, amore, zelo abbiamo per le nostre chiese di mattoni che sono la casa di Dio, luoghi che custodiscono quanto di più caro, come cristiani, possediamo e cioè Lui presente nell’Eucarestia. La fede di San Francesco dettò queste parole: “Niente altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso altissimo Figlio di Dio se non il Suo santissimo Corpo e il santissimo Sangue” (Testamento FF 113-114). Il Signore accresca in noi non solo l’amore verso i templi ma anche la consapevolezza di essere Suo tempio vivo. Ci aiuti a riconoscere tutto ciò che ne deturpa la sacralità e ad avere il coraggio di rimuoverlo.

Contemplatio

San Francesco e la sua esperienza vissuta nella piccola chiesa di San Damiano alle porte di Assisi: “San Francesco mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano fu ispirato ad entrarvi. Andatoci prese a fare orazione fervidamente davanti all’immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: – Francesco non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ e restauramela” (3CompFF1411). Francesco comprende questo “va’ e ripara la mia casa” come un invito a ricostruire materialmente, mattone su mattone, la piccola e malmessa chiesetta di San Damiano. Scopre però, presto e innanzitutto, che la “casa” da riparare era la sua persona, la sua vita. Si rende conto che, con il Battesimo, è lui la casa di Dio, siamo ognuno di noi, le nostre persone. San Francesco inizia così lasciando (bel verbo francescano!) ciò che appesantisce il suo cammino, il suo rapporto con il Signore.

Fractio

Nel capitolo secondo della regola dell’Ordine Francescano Secolare ci viene suggerito come “provare” a ricostruire la propria “casa” attraverso i quattro volti di Cristo: ricercando la persona di Gesù nei fratelli e sorelle che si incontrano con le proprie gioie o ferite, nella Scrittura con un suo ascolto attento, nella Chiesa e nelle azioni liturgiche ( soprattutto l’Eucarestia) che ci permettono di inserirci sempre più in Cristo in modo che il Suo stile di vita, le Sue parole, la Sua stessa persona diventino l’humus dove cresce e si sviluppa la nostra esistenza. Se Gesù entrasse nella mia “casa” che cosa mi chiederebbe? Di rovesciare a terra tutti i miei piccoli o grandi idoli? Cosa devo lasciare?

L’opera d’arte

Quentin Matsys, Gesù scaccia i mercanti dal tempio (1520), Anversa (Belgio), Museo reale di belle arti. Traduce in immagini il brano del Vangelo quest’opera dipinta da Quentin Matsys, il più importante pittore della scuola di Anversa tra ‘400 e ‘500, oppure, come ritengono certi studiosi, da un artista della sua bottega. Gesù, avvolto in un’ampia tunica bianca, si scaglia con la frusta sui venditori, alcuni dei quali scappano con gli animali e con la merce nel sacco e nel forziere, rovesciando i banchi, mentre uno, in primo piano, cade rovinosamente a terra.

Peculiarità dello stile di Matsys è il modo al limite del grottesco con cui raffigura cambiavalute, esattori delle tasse e mercanti, come vediamo appunto in questo dipinto. Da un arco, in fondo, sbucano le teste dei Giudei che osservano perplessi. Unendo tema sacro e scena di genere, il pittore non perde l’occasione per concentrarsi anche sui dettagli, secondo un’intonazione tipicamente fiamminga: sullo sfondo si notino, ad esempio, le colonne ricche di sculture a decorare l’architettura del tempio di Gerusalemme, che somiglia ad una slanciata chiesa delle Fiandre.

V.P.

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