La
Chiesa
Pubblicato il Dicembre 13, 2024

La lode ci rende figli non clienti esigenti

Anno della preghiera in preparazione al Giubileo 2025. Cammino spirituale d’Avvento accompagnati dalla meditazione del vescovo Erio sul tema “Ti rendo lode, Padre” – La lode

+ Erio Castellucci

Gesù ha cantato i Salmi, e i suoi discepoli anche; la Chiesa ogni giorno loda il Signore con i Salmi della liturgia delle ore e della liturgia della Parola. La lode cristiana non è solo un inno alla grandezza del Creatore, ma anche e soprattutto alla grandezza del Redentore. È gioia per la salvezza, per questo amore che ci ha rivelato – non solo a parole ma anche con la sua vita – che noi non siamo formiche parlanti smarrite dentro ad un universo gigantesco e freddo, ma siamo figli di un Padre, fratelli del Figlio che si è immerso nella nostra storia fino alla morte, e alla morte di croce. È questa la sapienza della croce, quella apparente stoltezza che Paolo contrappone alla sapienza umana, piena di presunzione. Amati dal Padre, salvati dal Figlio, abbracciati dallo Spirito: questo è il motivo della nostra lode. La risurrezione di Gesù è la miccia che ha riacceso la lode cristiana, dopo l’esperienza dell’abbandono e del lamento. Il nuovo canto di lode dei cristiani è quello che, nell’Apocalisse di Giovanni, cantano tutte le creature a Dio all’Agnello immolato e vivo: “lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli” (Ap 5,13).

L’importanza della preghiera di lode consiste nella sua gratuità e, se non fosse una parola equivoca, nella sua inutilità, cioè nel fatto che non mira ad altro, non cerca di ottenere qualcosa, ma solo di esprimere stupore e gioia. Noi in genere siamo portati a pregare per chiedere e quasi mai per lodare. Alcuni anni fa andai a cena dai miei zii; lei credente e praticante ed excatechista e lui invece credente “a modo suo” (“qualcosa c’è, ma non è come dite voi preti”) e non praticante. Quando mia zia portò in tavola la minestra, mio zio cominciò subito a mangiarla; ma lei lo fermò dicendo: “un momento, dato che c’è con noi don Erio, iniziamo con una preghiera!”; e lui prontamente: “Parché, s’el suces?” (“Perché, cos’è capitato?”). Non è spontaneo lodare, come lo è invece domandare. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: «La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio! Lo canta per se stesso, gli rende gloria perché EGLI È, a prescindere da ciò che fa» (n. 2639; cf. anche n. 2649 e Compendio, n. 556). La lode salva il senso della richiesta, che rischia altrimenti di diventare strumentale. La lode, in definitiva, ci colloca nella giusta posizione di figli, e quindi di Dio come Padre, e non di clienti, e di Dio come venditore, o di schiavi, e di Dio come padrone. Per questo la lode è essenziale nella preghiera, ed è la cornice indispensabile di ogni richiesta. Iniziare con la lode mette subito in chiaro che Dio è Dio, che non possiamo fare dei contratti con lui o avanzare delle pretese.

Che Gesù abbia collocato all’inizio del “Padre nostro” una richiesta per noi piuttosto inutile – “sia santificato il tuo nome” – è prezioso. Che cosa ce ne viene in tasca? Nulla: è pura lode. Ma proprio questo inizio ci mette nel giusto atteggiamento della preghiera: il Signore merita la nostra amicizia prima ancora di concederci qualcosa. E anche le altre due richieste della prima parte del “Padre nostro” – “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” – sembrano inutili, mentre in realtà disegnano la cornice della lode, proclamando che Dio è Dio, che non è un venditore di grazie o un padrone severo, ma è Padre. Noi riscriviamo la giusta relazione con Dio, quella di figli con un Padre, ogni volta che preghiamo lodando. E la preghiera di lode più grande e completa è la Messa, chiamata appunto “sacrificio di lode”: perché nella liturgia eucaristica noi non offriamo una vittima animale che ci rappresenti, ma offriamo la nostra vita quotidiana, accogliendo il corpo di Gesù come dono d’amore pieno. E questo scambio non può essere vissuto come un atto commerciale – saremmo gravemente deficitari – ma solo come un atto gratuito, che suscita meraviglia, stupore, lode.

4-fine

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