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Attualità, Territorio
Pubblicato il Ottobre 9, 2025

Report di Lapam sugli scenari economici del primo semestre 2025

Il presidente Gilberto Luppi: "Dati in miglioramento rispetto al 2024. Cauto ottimismo"

Gilberto Luppi, presidente Lapam Confartigianato

 

Autunno 2025: quali scenari economici? L’analisi in un report Lapam Confartigianato sul primo semestre, a Modena dati in miglioramento rispetto al 2024: «Cauto ottimismo»

 

È un’analisi che mostra segnali in chiaroscuro quella realizzata dall’ufficio studi Lapam Confartigianato sui primi sei mesi del 2025. La congiuntura economica di Modena evidenzia segnali di ripartenza che si affiancano a difficoltà persistenti. I dati sull’export rappresentano il principale elemento di novità: dopo un 2024 segnato da cali consistenti, i primi sei mesi del 2025 mostrano un rallentamento della flessione, con l’export manifatturiero (al netto del farmaceutico) di Modena a -1,3%. Nei comparti a maggiore presenza di micro e piccole imprese, le dinamiche sono ancora più incoraggianti: l’export limita le perdite a un -0,7%.
L’Europa si trova oggi schiacciata tra la leadership economica degli Stati Uniti e l’avanzata della Cina, sebbene in frenata negli ultimi anni. Le esportazioni manifatturiere verso la Cina nei primi sei mesi del 2025, al netto del farmaceutico, segnano un calo a doppia cifra per Modena, pari a un -32,9%. Tra i primi 40 sistemi locali del lavoro maggiormente esposti sul mercato cinese si segnalano quelli di Sassuolo, il cui export verso la Cina vale il 6,8% del valore aggiunto territoriale e Pavullo (3,4%).
Il settore della meccanica resta in difficoltà ma migliora rispetto allo scorso anno: l’export modenese del comparto diminuisce del 2,2%% (era il -3,4% nel 2024). In particolare, le esportazioni di macchinari verso la Germania, mercato chiave, riducono le perdite in modo significativo, con Modena che passa dal -21,8% del 2024 al -4,3% del 2025. Al contrario, sul mercato statunitense, è pesata l’elevata incertezza sollevata dai dazi: nel primo semestre 2025 si conferma un calo del -6,2% per l’export modenese.
Data l’instabilità dei partner tradizionali, è sempre più importante per le imprese esportatrici diversificare i mercati di sbocco. In vista della liberalizzazione degli scambi con Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay prevista dall’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i paesi del MERCOSUR, si osserva una maggiore propensione all’export verso questi paesi dell’Emilia-Romagna, seconda dopo il Piemonte, con un peso dell’export pari allo 0,69% del valore aggiunto. Tra le province con un’esposizione su questo mercato superiore al 0,42% medio nazionale si segnala anche Modena con un 0,68%.
Accanto al commercio estero, si registrano segnali incerti sul fronte del mercato del lavoro: le previsioni per l’autunno mostrano un atteggiamento prudente delle imprese, con le entrate programmate tra settembre e novembre 2025 che calano a Modena del 5,1%.
Positiva, invece, la demografia d’impresa. Nel secondo trimestre 2025 Modena ha un tasso di crescita del +0,64% nel numero di imprese totali, tra i migliori dati regionali, e anche l’artigianato chiude in positivo, pur con tassi più contenuti.
Restano però alcune criticità strutturali. Nel 2025 i prezzi di elettricità e gas restano su livelli ben superiori al pre-crisi. Nei primi 7 mesi del 2025 la provincia di Modena registra un +53,9% dei prezzi energetici rispetto al 2021, superiore alla media nazionale del 49,8%, che penalizza la competitività delle nostre imprese, costrette ad affrontare costi energetici tra i più alti d’Europa.
«Rispetto all’anno precedente – commenta Gilberto Luppi, presidente Lapam Confartigianato – i segnali lasciano sicuramente spazio a un cauto ottimismo, ma questo non significa che possiamo considerarci fuori da un periodo complicato, tutt’altro. Nonostante i dati dimostrino un contenimento delle perdite rispetto al 2024, e ciò significa che il percorso tracciato sta andando nella direzione giusta, i segnali sono ancora negativi. È qui che la classe politica deve agire: tutelare le imprese e il Made in Italy, negoziare con gli esponenti esteri per salvaguardare i rapporti commerciali con i paesi “storici” ma, allo stesso tempo, aprire nuove possibilità di scambio dialogando con mercati emergenti. La politica deve dimostrarsi davvero al fianco delle imprese, semplificando l’accesso al credito per gli investimenti, alleggerendo la burocrazia e le bollette che gravano sulle attività. Con un’operazione sinergica, il valore delle eccellenze prodotte nel nostro territorio può ridare slancio alla competitività delle realtà imprenditoriali locali».

 

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