Sanità
Attualità, Editoriali, Il Settimanale
Pubblicato il Novembre 19, 2025
Editoriale

Sanità pubblica tra investimenti e incentivi

Servono riforme per la sostenibilità

di Luigi Lamma

Giorni frenetici per la sanità modenese. Prima gli annunci degli interventi di ristrutturazione e ammodernamento degli ospedali di Carpi e di Mirandola, con annesse inaugurazioni di nuovi servizi, poi la presentazione in pompa magna del patto per la sanità pubblica Nord Modenese benedetto dal presidente della Regione Michele De Pascale, poi il controverso accordo siglato dalla Azienda Usl con i medici di famiglia che prevede un riconoscimento economico per una migliore appropriatezza nella prescrizione di visite specialistiche ed esami diagnostici ed infine l’attesa pubblicazione dell’avviso pubblico per le manifestazioni di interesse per la realizzazione del nuovo ospedale di Carpi.

Senza dimenticare il progetto dell’Hospice San Martino a San Possidonio per il quale la Fondazione omonima si sta prodigando in una serie di iniziative formative e di autofinanziamento per poter quanto prima annunciare l’avvio dei lavori. Queste vicende locali si inseriscono in un contesto nazionale che vede la sanità al centro del dibattito politico specie in occasione delle recenti e prossime tornate elettorali regionali. Le reiterate richieste di incremento del fondo sanitario da parte delle Regioni, la carenza del personale, medico e infermieristico, le disparità dei servizi tra nord e sud con i volumi crescenti della mobilità interregionale: un quadro davvero complesso dove la strenua difesa del sistema sanitario nazionale rischia di diventare una bandiera ideologica che ostacola ogni tentativo di cambiamento sempre più urgente. L’ostracismo ideologico verso il privato, così come accade ancora per la scuola, nel caso della sanità, non fa altro che aumentarne i profitti a fronte di un servizio pubblico sempre più in affanno nel rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

Ecco perché il tentativo di arginare la domanda di salute di una popolazione sempre più anziana, sempre più informata e consapevole delle opportunità diagnostiche e terapeutiche non può che passare dalla formazione dei medici e dal rinnovare il rapporto di fiducia con i propri pazienti prima ancora che attraverso incentivi economici. Perché “se si continua a dire semplicemente che servono soldi in più ma non si parla mai delle riforme necessarie a rendere il sistema ‘sostenibile’ anche in un prossimo futuro allora il dibattito sarà sempre infruttuoso”.

È il parere di Gilberto Turati, professore ordinario di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore, in un’intervista al Sir, sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, sull’adeguatezza delle risorse destinate e su quali aspetti è urgente affrontare per preservare un sistema capace di garantire ancora universalità, uguaglianza ed equità. La discussione sulle risorse finanziarie necessarie, secondo Turati “deve essere accompagnata da quella sul loro impiego. Perché spendiamo 140 miliardi di euro? Ce lo siamo mai chiesti? Se vogliamo rendere il sistema sostenibile di questo dovremmo discutere, altrimenti si rischia di offrire servizi che però non parlano più ai bisogni della popolazione. È questa la questione chiave riguardante la compatibilità delle risorse con i servizi da offrire ai cittadini. La scorciatoia del ‘lasciamo tutto così com’è’ porta ad avere un sistema che davvero rischia di non stare più in piedi”.

E sul rapporto con il privato aggiunge: “il privato – sia dal lato assicurativo sia da quello dell’offerta di servizi – è molto rapido nel vedere quali sono i bisogni che esprimono i pazienti e nell’offrire delle risposte. L’impressione è che se i servizi di sanità territoriale non li fa il pubblico, prima o poi avremo una risposta da parte del privato, molto più rapida, che spiazzerà il pubblico”. Anche per Turati “sul fronte della diagnostica si deve affrontare il tema dell’appropriatezza prescrittiva; molte prestazioni sono inappropriate e questo ha molto a che fare con la medicina difensiva. Ma se questo è vero, allora il problema non è la semplice sostenibilità ma che i medici prescrivano prestazioni davvero appropriate”.

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