Missioni, la testimonianza della missionaria Debora Gualtieri in Madagascar
La serata si è tenuta il 12 gennaio a Cognento
Lo scorso 12 gennaio, presso la Casa della Carità di Cognento, è stata celebrata la Messa Missionaria da don Filippo Capotorto, superiore generale della Congregazione Mariana delle Case della Carità. E’ seguita una cena semplice e la testimonianza di Debora Gualtieri di rientro dal Madagascar dove ha trascorso tre anni come missionaria prestando il suo servizio nell’ospedale di Ampasimanjeva.
Sono Debora, di Rubbiano di Montefiorino; da tre anni sto vivendo ad Ampasimanjeva, villaggio nel sud est del Madagascar. Sono stata attirata da questo villaggio perché ho sentito diversi racconti di chi ha abitato qui negli anni passati: missionari, volontari italiani e suore malgasce che ho incontrato in Italia; mi è sembrato da sempre un posto particolare e da dover conoscere; vivendoci è diventato sempre più speciale. Qui ad Ampasimanjeva c’è un ospedale dove da più di 50 anni la Diocesi di Reggio Emilia è presente e collabora con la Diocesi malgascia di Fianarantsoa per cercare di dare la possibilità a un popolo molto povero e che vive lontano dalle grandi città di avere accesso alle cure mediche. Da qualche anno anche la Diocesi di Modena si è inserita e ha pensato di dare la possibilità di partire come missionari e vivere a contatto con gli abitanti di qui. Preoccupata, timorosa ma accompagnata da parenti, amici e da una Chiesa che non mi ha mai lasciato sola ho deciso di trascorrere un pezzo della mia vita in questo angolo di mondo lontano, per chilometri e abitudini, dal luogo in cui sono nata.
È un posto isolato, non così semplice da raggiungere, soprattutto quando piove molto e i collegamenti con la strada principale sono difficili; ma per me è di una ricchezza incredibile. Qui ho la possibilità di stare accanto alle persone, senza fare grandi cose, vivendo con semplicità e con ritmi lenti che mi aiutano a dare importanza e tempo alle relazioni. Relazioni che sono ciò che mi riempie la giornata e che mi fanno ringraziare Dio per i volti, gli sguardi, i sorrisi, le storie che mi vengono regalati ogni giorno. Ho molti incontri preziosi nel cuore, ve ne racconto uno che mi ha fatto ringraziare il Signore per il dono della Vita.
Anthonia è nata qui in ospedale al sesto mese di gravidanza, pesava soltanto 850 grammi e ha passato le prime settimane avvolta in un’incubatrice fatta di coperte, nient’altro. La mamma e la nonna si prendevano cura della piccola mentre il papà era a casa con l’altro figlio e quando mi incontravano o quando passavo a salutarle mi raccontavano di ogni piccolo passo della bambina: qualche grammo in più, il riuscire a respirare senza ossigeno, il riuscire a bere il latte dal seno della mamma. Mi sono accorta della preziosità della vita e di quanta pazienza e fiducia bisogna avere per raggiungere piccoli ma grandi traguardi. Anthonia e la sua mamma sono rientrate a casa dopo tre mesi e adesso posso incontrarle al mercato dove i genitori della bimba hanno un banchetto di vestiti.
Ovviamente le differenze con le persone di qui si sentono e non si possono eliminare ma penso che solo stando a fianco e staccandosi dall’idea di essere migliori perché in Europa abbiamo più mezzi e possibilità può aiutare a dare valore ad ogni uomo e a sentirsi tutti fratelli. Questo partendo da condividere momenti preziosi, come la preghiera insieme, gli incontri con i vicini di casa e gli abitanti del villaggio, gli scambi sul luogo di lavoro. Una vita semplice e ricca che vorrei ritrovare in ogni luogo del mondo.
Debora Gualtieri




