Ricorrenze,
Chiesa
Pubblicato il Gennaio 15, 2026

Ricorrenze, verso la 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Il 17 gennaio ricorre la 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, a 60 anni dalla Nostra Aetate

di Brunetto Salvarani

Quanto è accaduto il 7 ottobre 2023, a dir poco tremendo, è stato ed è un banco di prova per il dialogo ebraico-cristiano, una credibile cartina di tornasole della sua verità e della fatica che richiede. E’ lecito sostenere che un evento così traumatico come la mattanza di ebrei in Israele di quel drammatico shabbat da parte di Hamas (la più grave dopo la Shoah , si è detto a ragione) e quanto di terribile è accaduto in seguito a Gaza abbia infatti avuto, fra i suoi molti esiti, quello di far emergere le contraddizioni e le fragilità già presenti nell’odierna stagione del dialogo fra cristiani ed ebrei. E’ indubbio, per uscire dalla crisi ci sarà bisogno di tempo, intelligenza e parecchia pazienza: stereotipi e pregiudizi verso l’ebraismo e gli ebrei – collegabili di volta in volta a limitate conoscenze storiche, a problematiche interpretazioni della Bibbia o a una teologia ancora preconciliare – sono purtroppo a tutt’oggi diffusi nelle comunità cristiane e negli ambienti ecclesiali. In una manciata di ore, in ogni caso, è cambiato radicalmente lo scenario in cui si muove chi opera nel campo delle relazioni cristiano-ebraiche, tanto da richiedere un autentico salto di qualità rispetto al passato, a sei decenni dalla fine del Concilio: ma senza buttare via il gran lavoro fatto sinora, evidentemente.

Ecco perché quest’anno la Giornata del dialogo fra cattolici ed ebrei del 17 gennaio dedicata a “In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3). Sessant’anni di Nostra Aetate ” – è forse ancora più importante del solito, e dovrebbe uscire dall’abitudine un po’ routinaria delle giornate a tema. Vale la pena, dunque, di tornare sulle sue ragioni, giunti ora alla trentasettesima edizione di essa. L’iniziativa della CEI fu presa nel 1989, sotto la spinta dell’allora vescovo di Livorno Alberto Ablondi, che invitava, in sintonia con il dettato della dichiarazione conciliare Nostra Aetate, tutte le diocesi e le chiese locali a vivere una Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo religioso ebraico-cristiano (questa la dizione originaria), da tenersi annualmente il 17 gennaio. La scelta della data, si badi, non fu casuale, ma ben pensata: la ricorrenza, infatti, si situa immediatamente prima della tradizionale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), con la doppia, evidente intenzione di rimarcare la priorità dell’incontro con Israele, radice santa della nostra fede rispetto a qualsiasi pur apprezzabile sforzo ecumenico, e nel contempo l’impossibilità che quest’ultimo possa produrre risultati concreti di un certo livello senza un rinnovato invito a porsi appunto, i cristiani tutti insieme, alla scuola di Israele.

Il tema di quest’anno, in particolare, può aiutare ad affrontare adeguatamente l’attuale fase delicata dei rapporti fra mondo cristiano e i nostri fratelli maggiori (san Giovanni Paolo II): Gen 12,3, infatti, è un versetto chiave per la posizione che occupa, quella di cerniera fra la sezione iniziale della Genesi (cc. 1-11) e l’inizio della storia di Abramo, per la teologia universalistica che contiene e per il dialogo ebraico-cristiano. Sottolineo tre possibili itinerari (non sono gli unici, ovviamente). Il primo vede Abramo come figura dell’ospitalità: non solo padre della fede per le tre religioni cosiddette monoteiste, ma prototipo dell’uomo capace di uscire dai propri confini (geografici, mentali e religiosi) per farsi benedizione per l’altro. Il secondo: contro ogni esclusivismo religioso, ogni fanatismo o pretesa di possesso esclusivo della verità. Se la benedizione divina riguarda tutte le famiglie della terra, l’identità cristiana (o ebraica) non può mai definirsi contro qualcuno, ma solo per qualcuno, in una logica di servizio universale. Infine, un rilancio della formula cara a don Tonino Bello, la convivialità delle differenze: un compimento di Gen 12,3 risiede nel dialogo interreligioso. La benedizione si realizza concretamente quando diverse tradizioni religiose lavorano insieme per il bene dell’umanità: e oggi ce n’è davvero un gran bisogno!

Azione Cattolica, comprendere e “disinnescare”
Al campo invernale dei Giovani si è parlato di “estremismi” con gli interventi di esperti e del vescovo Erio
di Giacomo Sforzi 
Pubblicato il 15 Gennaio, 2026
Al campo invernale dei Giovani si è parlato di “estremismi” con gli interventi di esperti e del vescovo Erio
Scuola, l’empatia corre veloce
L’associazione Gli Argonauti ha donato un banco attrezzato al laboratorio del Team Zero C dell’istituto Da Vinci di Carpi
di Giacomo Sforzi 
Pubblicato il 15 Gennaio, 2026
L’associazione Gli Argonauti ha donato un banco attrezzato al laboratorio del Team Zero C dell’istituto Da Vinci di Carpi
Testimonianze, sete di libertà
Sonia Diaz Guzman è venezuelana e abita a Carpi da 39 anni. “Ora intravediamo la luce”
di Giacomo Sforzi 
Pubblicato il 14 Gennaio, 2026
Sonia Diaz Guzman è venezuelana e abita a Carpi da 39 anni. “Ora intravediamo la luce”