Educazione,
Chiesa
Pubblicato il Gennaio 29, 2026

Educazione, nella prolusione del presidente della CEI cardinale Zuppi l’attenzione agli adolescenti

L'importanza di fare scelte coraggiose

Il breve editoriale pubblicato sul numero 2 di Notizie con il titolo “Non ci resta che educare” ha suscitato vibranti reazioni sui social. Tutto previsto si potrebbe commentare visto il clima diffuso nel dibattito pubblico sul tema della sicurezza nelle nostre città. Conforta che a distanza di pochi giorni anche nella prolusione del Presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, nel paragrafo dal titolo “Prendiamoci cura delle ferite del prossimo” si affronta anche la delicata questione giovanile, degli adolescenti in particolare. Analizzando la situazione il card. Zuppi afferma: “Desidero, a riguardo, ringraziare i tanti preti, religiosi e laici che dedicano la loro vita per offrire ai giovani alternative di senso e di educazione senza le quali ci sono solo la strada, le dipendenze, la pornografia. È il primato della indispensabile dimensione educativa sull’aspetto solamente repressivo”. Una sintonia perfetta con le conclusioni dell’editoriale oggetto di tante invettive. Ringrazio don Carlo Bellini per il suo contributo che, attraverso esperienze concrete, ci fa capire quanto sia fondamentale che si attivi quanto prima anche nelle nostre città una fattiva collaborazione (rete) tra tutti gli attori coinvolti nelle relazioni con adolescenti e giovani.

L.L.

Una sintesi della prolusione del card. Matteo Zuppi in apertura del Consiglio Permanente della CEI che si svolge a Roma fino al 28 gennaio

Prendiamoci cura delle ferite del prossimo

Le cronache riportano gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito e moglie, ma anche tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo. Si tratta di eventi che non possono essere valutati in sé, senza fare lo sforzo di coglierne le radici profonde, che riguardano tutti noi. Mi riferisco ai casi martellanti di femminicidio, fenomeno su cui dobbiamo insistere per difendere la vita stessa, la dignità e la libertà delle donne. Non dimentichiamo le violenze legate alle dipendenze e ai problemi psichiatrici in crescita esponenziale. Siamo tutti ancora scossi da quanto avvenuto a La Spezia, dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo. Davanti a un dolore così grande, il primo sentimento che ci unisce è la preghiera per la vittima, per la sua famiglia e anche per chi ha compiuto questo gesto, perché nessuno è riducibile al proprio errore. Questo dramma ci interpella come comunità civile ed educativa. Ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie.

L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare. Solo investendo nella relazione, nell’esempio e nella formazione delle coscienze possiamo costruire un futuro più umano e più giusto. Chiediamo al Signore di trasformare questo dolore in un impegno rinnovato per la vita, la convivenza e la speranza. Nel mondo giovanile bisogna segnalare due fenomeni, tra loro non contraddittori.

Il primo, assai preoccupante, riguarda il fatto che i minori segnalati per porto di armi improprie sono passati da 778 del 2019 a 1946 del 2024 e nel primo semestre del 2025 sono già 1096. D’altra parte, il tasso dei minori in contatto con il sistema giudiziario è uno dei più bassi di Europa. Desidero, a riguardo, ringraziare i tanti preti, religiosi e laici che dedicano la loro vita per offrire ai giovani alternative di senso e di educazione senza le quali ci sono solo la strada, le dipendenze, la pornografia. È il primato della indispensabile dimensione educativa sull’aspetto solamente repressivo. La storia della Chiesa italiana è ricca di testimoni positivi, educatori prima con la vita e poi anche con la parola. Ricordo per tutti padre Pino Puglisi e con lui tantissimi padri e madri “della porta accanto”.

Dobbiamo tutti fare di più e compiere scelte coraggiose, continuative, con i collaboratori indispensabili ma anche le necessarie coperture giuridica ed economica perché quanti se ne occupano (ad esempio gli educatori) e si assumono grandi responsabilità possano farlo nel giusto riconoscimento delle loro competenze e professionalità.

Apriamo le porte dei nostri cuori e delle nostre comunità

Esiste una diffusa Italia cattolica! Non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica. Il cristiano combatte solo il male e crede che ogni peccatore si può salvare. Il nostro è un mondo, popolato di tante “case” diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Sono le case che ci sono state affidate dalle generazioni precedenti e che dobbiamo custodire e per questo rinnovare. Sono le nostre parrocchie, le comunità religiose, i movimenti, le nostre istituzioni, le fraternità di ogni tipo, le iniziative comuni.

Questo mondo è una ricchezza – lo dico senza orgoglio – per il Paese, per i credenti e non credenti, evita lo smottamento del terreno umano e sociale, quel dissestamento spirituale di una città di tanti individui soli. (…) Direi, anzi, che solo la relazione dà senso, dignità, sicurezza all’individuo. È vero anche il contrario: senza relazioni di amore, quindi non interessate, l’individuo non è persona e la comunità finisce per diventare un condominio anonimo che condanna alla solitudine. La persona richiede e costruisce la comunità; l’individuo un condominio che non è un noi e che finisce per cercare a ogni prezzo un amministratore che garantisca la sicurezza.

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