Tutela
Chiesa
Pubblicato il Febbraio 19, 2026

Tutela minori, la comunicazione è già prevenzione

I Servizi delle diocesi dell’Emilia-Romagna a confronto con i giornalisti

di Daniela Verlicchi

Tutela fa rima con trasparenza. Per custodire “volti e voci”, come suggerisce papa Leone, occorre comunicare, affrontare anche cadute ed errori, dire quello che la Chiesa fa contro gli abusi. È il messaggio emerso sabato scorso nell’incontro di formazione che ha riunito a Bologna i Servizi diocesani Tutela minori della regione per parlare di comunicazione. Un tema che spesso nei progetti pastorali è marginale, messo al centro di una riflessione a più voci.

Dopo l’introduzione del coordinatore regionale, don Gabriele Davalli, e il saluto di monsignor Lorenzo Ghizzoni, referente del Servizio per l’Emilia-Romagna e arcivescovo di Ravenna-Cervia e di monsignor Domenico Beneventi, vescovo di San Marino e delegato Ceer per le Comunicazioni Sociali, sono stati tre giornalisti dalla lunga esperienza a dialogare con i membri dell’equipe: il direttore del Corriere Cesenate, Francesco Zanotti, Maria Elisabetta Gandolfi, caporedattrice de Il Regno ed esperta del tema e Luigi Lamma, direttore di Notizie di Carpi. A moderarli, il direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Ceer, Alessandro Rondoni.

“Mancare di comunicazione è un altro abuso – esordisce Lamma, citando la giornalista messicana Valentina Alazraki – . Si priva la comunità dei fedeli della trasparenza. Occorre dare riscontro di quello che si fa, anche in termini di prevenzione degli abusi. Banner, contatti sul sito, racconti: la comunicazione va vissuta in termini pro-attivi”. Nell’esperienza di Lamma, le collaborazioni con la società civile sono utili: a Carpi e Modena sono stati organizzati convegni grazie alla collaborazione tra tutti gli enti che hanno responsabilità educative.

Il punto di vista di chi “da anni lavora sul campo e ha a cuore la sua Chiesa” è quella che ha offerto Francesco Zanotti. “Si comunica quando qualcuno ha qualcosa da dire: per farlo servono comunicati pubblicabili. E, di conseguenza, negli uffici stampa servono soprattutto giornalisti. No al burocratese, all’avvocatese e all’ecclesialese: linguaggi che la Chiesa usa per non farsi capire”. Comunicazione, informazione e Istituzione i punti messi a fuoco da Zanotti, con un decalogo che ha al centro la persona, le vittime, anzitutto, ma anche chi ha commesso abusi o è sotto accusa. Anzitutto, spiega, occorre “guardare la realtà”, per quella che è, senza sconti. Poi, il direttore suggerisce il “Metodo Navarro Valls”. Quando gli offrirono l’incarico di portavoce della Sala Vaticana rispose al Papa: “Vengo, a patto che non rincorriamo i giornalisti. Comunichiamo prima noi, e non inseguiamo per rettifiche”.

Per far questo servono “fiducia e stima” tra comunicatori e vescovi: “come comunicatori dobbiamo conoscere i fatti, tutti i fatti, magari prima che si trasformino in casi”. Non bisogna temere la verità, né nascondere, ma al contempo bisogna “coniugare trasparenza e riservatezza perché le parole sono come pietre, sul web restano per sempre”. La trasparenza, prosegue Zanotti “paga sempre”. Spesso, come uffici stampa, occorre misurare le parole ma anche gestire pressioni: tanti gli esempi tratti dalla sua lunga esperienza. E, infine, ci vuole “coraggio e anche un po’ Sui siti delle diocesi di Carpi e di Modena è presente una pagina dedicata al Servizio per la prevenzione e la tutela dei minori e delle persone vulnerabili con le informazioni per accedere al Centro di ascolto. Il Centro di ascolto si può contattare il giovedì dalle 14 alle 16, al n. 345 0572800 oppure scrivendo a tutelaminori@modena.chiesacattolica.it di sana incoscienza”, anche nel chiedere scusa quando si sbaglia.

“I casi di abuso nelle comunità – prosegue il discorso Maria Elisabetta Gandolfi – sono veri e propri terremoti. Storie che ‘non si possono sentire’, tanto è difficile pensarle”. La sfida per le comunità cristiane è ascoltare le storie delle vittime. “È grazie a loro che è emerso un atteggiamento della Chiesa che minimizza e mette da parte. Ma la sensibilità di oggi su questi temi si è fatta strada ascoltando le vittime. E ora ci rendiamo conto della gravità degli abusi”. Su questo “non è ammessa ignoranza, né delle leggi e neanche dei casi accaduti sul territorio”. La comunicazione può aiutare a curare le ferite? È la provocazione del moderatore. “Se si ascolta, sì – risponde Maria Elisabetta – . L’essenziale è arrivare alla persona che segnala. La salvezza “viene nel buio, ma porta in sé un appello”. E su questo lancia uno spunto: “Il nuovo libro di Mariapia Veladiano s’intitola ‘Il Dio della polvere’ e parla di un abuso. La presentazione alla quale ho partecipato è stata l’occasione per far emergere piccole e grandi violenze raccontate da chi era presente”.

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