Giornalisti in Terra Santa. Germogli di bene tra le macerie
di Raffaele Facci
Gerusalemme. Al Getsemani, nell’Orto degli Ulivi, accanto alle giovani piante messe a terra dagli ultimi papi, pellegrini in Terra Santa, un ulivo del tempo di Gesù distende ai suoi piedi la scritta: PEACE. Siamo qui per questo, noi nove giornalisti dell’UCSI (Unione stampa cattolica italiana) dell’Emilia- Romagna. Siamo col vescovo di San Marino-Montefeltro mons. Domenico Beneventi, delegato per le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale regionale. Il presidente, Francesco Zanotti, scrive (a pag. 3, ndr): “Molti si interrogano sulla presenza di Dio. Perché il Signore permette quel che accade in Terra Santa?”. E conclude citando il vescovo Domenico, che invita a chiedersi “dove è finito l’uomo”. Certo, allora che fare? Ci chiediamo, spesso impotenti, costretti a subire di fronte alla violenza che scoppia e viola la vita. Forse più che fare siamo interpellati ad essere. Essere presenza, prossimi. Fra Francesco Ielpo, Custode di Terrasanta racconta: “Nel 2016, per la prima volta andai in Siria. Nella Aleppo distrutta al 75%, due giovani coniugi con una bambina pensavano di andarsene per avere futuro: “Se rimangono i frati, noi possiamo rimanere”.
Da 800 anni i frati rimangono. Quali le possibilità concrete? E’ possibile disinnescare l’odio? Promuovere e fecondare nuova vita? Chi è più forte? Più forte è Dio, cioè l’amore. Siamo pellegrini di speranza. E incontrando, vedendo e ascoltando, percorrendo, percependo e tastando la realtà che ti scorre attorno, puoi capacitarti e dare campo ad altro. “Il vento soffia dove vuole, tu ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va, così è per chiunque è nato dallo Spirito”. Leggiamo nel Vangelo di Giovanni. Questa è la libertà e la liberazione alla quale, da sempre, invita Gesù, nella sua terra, per il crogiuolo di identità che la abitano e per tutti. Ecco il pellegrinaggio, il nostro in Terra Santa. Ma quanto Santa è la Terrasanta? Già, proprio al Santo Sepolcro è stratificata, come in tutta Gerusalemme, una storia di contese, reali e pregnanti, anche se, come al solito, il bene non fa notizia. Noi il bene, il bello, lo abbiamo in vario modo incontrato.
Ad esempio con Lucia D’Anna, violoncellista da Varese a Gerusalemme, dal 2015. Ha sposato Jamil ed ha un bambino di 5 anni che ritroviamo alla scuola dei francescani. Lucia fa musica con israeliani e palestinesi. E’ anche ricercatrice per l’università di Modena e Reggio Emilia. Per Lucia: “Le note educano alla bellezza, dove di bellezza se ne vede poca. Educano al rispetto. danno disciplina. La musica aiuta a tirar fuori le emozioni più forti: paura, rabbia tristezza, ma anche gioia, per il fatto di suonare insieme”. Cristiani necessari, cristiani pontieri. Don Piotr, sacerdote polacco, con fra Francesco Ravaioli da Ravenna, ci racconta dei cattolici che parlano e pensano in lingua ebraica. Racconta fra Francesco. “Capita che ci sia una preghiera per i morti a Gaza, una per i soldati che ‘ci proteggono’ ed una per la fine della guerra in Ucraina”.
Questi alcuni sprazzi da tre intensi giorni a Ramallah, Taybeh, Gerusalemme, Betlemme e campo di Aida, incontrando, oltre ai sopraindicati, Alessandra Buzzetti di TV2000, fra Ibraim Faltas responsabile di 18 scuole della Custodia, Nizar cronista per la Radio di Ramallah, Wafa che, vista e accolta, si è sentita amata e libera. Importante tornare nei Luoghi Santi per fecondare pace e convivenza. Accanto alle pietre della storia, essere ed incontrare pietre vive. Per noi un bel modo di entrare nella Quaresima che, quest’anno, va di pari passo al Ramadan.




