Dalle
In punta di spillo
Pubblicato il Marzo 6, 2026

Dalle Ceneri alla Pasqua per proclamare il limite e la grandezza della creatura

In punta di spillo, una rubrica di Bruno Fasani

Il tempo della Quaresima che abbiamo iniziato da oltre due settimane si è aperto con un rito, quello delle Ceneri, al quale ogni buon cristiano si è sottoposto per intraprendere un cammino di ritorno a Dio. Sarebbe però riduttivo farne soltanto un gesto simbolico di penitenza. Sono due le formule infatti con cui si accompagna il gesto dell’imposizione. La prima dice: “Convertitevi e credete al Vangelo”. L’altra recita: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Una lettura, quest’ultima, che spesso viene interpretata in senso biologista, anche da parte di tanti pastori, per giustificare la cremazione dopo la morte.

Personalmente credo, senza pretese teologiche, che il ricordo della nostra fragilità all’inizio della Quaresima abbia anche un ulteriore e importante messaggio su cui riflettere. Chi è l’uomo? Quale considerazione ne abbiamo? E le scelte politiche, così come quelle dell’economia, quale lettura fanno del valore della persona? Siamo soltanto polvere, o abbiamo dentro di noi anche le scintille della risurrezione? La Pasqua verso la quale siamo orientati è qui a ricordarci questa profonda verità. È vero che siamo terra, polvere, ma è altrettanto vero che dentro questo ammasso di limiti è nascosta la scintilla della presenza di Dio. C’è il soffio di Dio dentro la materia, quando decise di farci a sua immagine e somiglianza, facendoci intuire il valore della nostra vita personale e quello delle persone che ci camminano accanto. In questo senso la Quaresima diventa una sfida, non a farci fare penitenze, ma a prendere coscienza di chi siamo perché brilli in noi quella grandissima dignità che il Signore ha immaginato quando ci ha pensati.

Potremmo allora definire il cammino quaresimale come il percorso dalla mediocrità del nostro essere terra, con la pesantezza di tutte le sue miserie, verso la luce di chi è stato toccato dalla mano gentile di Dio. Quella mano che mi ha creato a sua immagine viene ora a cercarmi per riportarmi a casa e mi chiede di operare in tutte le profondità del mio essere, nella mente, nello spirito e nella carne, lasciando libertà allo Spirito perché operi dentro di me. Dio non si stanca mai di rincorrermi, a prescindere dall’anagrafe, dalla condizione sociale, dal prestigio o dall’abiezione in cui posso essere finito.

È da questa prospettiva che ogni vita riprende senso e valore. Se l’esistenza fosse soltanto terra, allora tutto diventerebbe possibile e giustificato. Dall’uccidere, al sopprimere la vita nel grembo, al mandare a morire in guerra, ai progetti di eutanasia, alla pena di morte, all’indifferenza verso chi affonda nel mare dentro il guscio di qualche barca improvvisata… Ma se la vita è invece lo spazio della risurrezione, non solo nell’altra vita, ma già a partire da questa, va da sé che nessuna politica può prescindere dal fare scelte che proclamino il valore delle persone. Il riconoscimento dei diritti umani non può essere un codice di leggi stabilite a tavolino, ma deve fiorire da una visione della persona umana, senza la quale tutto diventa ideologia, mutevole in base a chi detiene il potere in quel momento. Ripensare alle radici cristiane, allora, non è soltanto esercizio per credenti, ma orientamento della storia.

Rubrica di spiritualità dei Fratelli di San Francesco /3
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