Nomadelfia a Fossoli (1947 – 1952): una nuova ricerca, un portale web e un ciclo di conferenze
Attualità, Carpi, Territorio

Pubblicato il

27 Marzo 2026

Nomadelfia a Fossoli (1947 – 1952): una nuova ricerca, un portale web e un ciclo di conferenze

La Fondazione Fossoli ha promosso il progetto di ricerca a cura dello storico Bruno Maida, sull’esperienza dei Piccoli Apostoli nell’ex Campo di internamento

da sinistra monsignor Gildo Manicardi, Bruno Faida e Manuela Ghizzoni

 

 

Nomadelfia è il nome della comunità fondata da don Zeno Saltini nel 1947, occupando l’area dell’ex campo di concentramento di Fossoli, a Carpi, trasformando così un luogo di dolore, violenza e morte in uno spazio di speranza, fraternità e accoglienza per bambini orfani e abbandonati. Prima di spostarsi nel grossetano, la comunità ha vissuto a Fossoli la sua prima fase dal 1947 al 1952, ed è proprio questo lasso di tempo l’oggetto del progetto di ricerca promosso dalla Fondazione Fossoli e affidato al coordinamento di Bruno Maida, storico e docente presso l’Università di Torino.

 

Da Nomadelfia a Fossoli (1947 – 1952) – questo il titolo della ricerca – dalla quale è scaturito un portale web tematico consultabile all’indirizzo www.centrostudifossoli.org/nomadelfiafossoli/. Il sito è finalizzato alla realizzazione di un corpus documentario – comprensivo di mappa degli archivi, bibliografia completa e ragionata, rassegna stampa dell’epoca e apparato iconografico – e alla ricostruzione della vicenda di Nomadelfia nel quadro dell’Italia del secondo dopoguerra, superando una lettura di quella esperienza centrata esclusivamente sulla figura di don Zeno Saltini.

 

 

 

Nel corso della ricerca sono altresì scaturiti alcuni nodi storiografici, individuati dal professo Maida, oggetto di un ciclo di conferenze che affrontano temi cruciali quali i processi di intervento e  ricostruzione dell’assistenza pubblica e privata nel dopoguerra; l’infanzia povera, abbandonata e orfana; le trasformazioni nel mondo cattolico e le politiche vaticane; il dibattito politico e sociale dell’epoca; le relazioni tra la vicenda di Nomadelfia e le analoghe esperienze assistenziali; la rete di incontri, dibattiti, proposte politiche, culturali e civili in cui la comunità guidata da don Zeno viene coinvolta.

Il ciclo di quattro conferenze prenderà avvio venerdì 27 marzo, alle ore 18.00, con l’incontro ‘Nomadelfia e la Chiesa’, a cui parteciperanno la storica Marta Margotti e Francesco di Nomadelfia, con il coordinamento dello stesso Maida. I successivi incontri riguarderanno: Nomadelfia e le città dei ragazzi: assistenza ed educazione; Nomadelfia, don Zeno e la politica; Nomadelfia, la cultura, gli intellettuali.

 

Bruno Maida è professore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Torino. Tra i suoi ultimi lavori: ‘La Shoah dei bambini. La persecuzione dell’infanzia ebraica in Italia 1938-1945’ (2013), ‘L’infanzia nelle guerre del Novecento’ (2017), ‘I treni dell’accoglienza. Infanzia, povertà e solidarietà nell’Italia del dopoguerra 1945-1948’ (2020), ‘Sciuscià. Bambini e ragazzi di strada nell’Italia del dopoguerra 1943-1948’ (2024) e ‘Non si è mai ex deportati. Una biografia di Lidia Beccaria Rolfi’ (2025), tutti pubblicati da Einaudi.

La sua ultima pubblicazione si intitola ‘I tamburi di guerra mi fanno tremare. L’infanzia in Ucraina’, Laterza, marzo 2026.

 

“I nostri sforzi – commenta la presidente della Fondazione Fossoli Manuela Ghizzoni – sono tesi da anni a far emergere le vicende che hanno riguardato il Campo di Fossoli nelle sue varie fasi, non concentrandosi esclusivamente su quella dell’internamento nel periodo finale della Seconda guerra mondiale. La principale peculiarità del Campo, infatti, è proprio quella di aver accumulato un sovrapporsi di vicende e storie molto diverse tra loro, dall’orrore della più spaventosa oppressione all’ostinata rinascita della speranza in un mondo diverso, vicende che ne fanno un luogo straordinario e, per molti versi, unico nel panorama nazionale e non solo.

Della stratificazione storica del Campo fa anche indubbiamente parte il periodo di Nomadelfia, che necessitava un approfondimento specifico, e di un inquadramento storiografico che potesse gettar luce, oltre che sugli aspetti più peculiari della vicenda, anche sul più ampio contesto dei fermenti e delle tensioni che agitavano quel periodo.

Come sempre, oltre a ringraziare il professor Maida per aver accettato l’incarico, una menzione per aver avviato la ricerca va rivolta al già presidente Pierluigi Castagnetti e alla già direttrice Marzia Luppi. Siamo orgogliosi di poter mettere a disposizione di chiunque lo desideri un portale web che costituisce un primo punto di approccio e conoscenza di questa straordinaria vicenda”.

 

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