Denatalità e futuro, raccolta firme per invertire la rotta
Attualità, Carpi, Chiesa

Pubblicato il

24 Settembre 2026

Denatalità e futuro, raccolta firme per invertire la rotta

Denatalità e futuro: raccolta firme per la legge regionale e a Carpi il Consiglio comunale approva un ordine del giorno all’unanimità

Nei giorni scorsi il Consiglio comunale di Carpi, su iniziativa del gruppo Pd assieme alla lista Carpi a Colori e Avs ha presentato un ordine del giorno per avviare un percorso di consapevolezza e sostegno rispetto al lavoro che i consiglieri regionali Ludovica Ferrari del Pd ed Elena Ugolini di Rete Civica stanno portando avanti. Dopo un vivace dibattito l’ordine del giorno proposto dalla maggioranza è stato approvato all’unanimità e seguirà una commissione consiliare per approfondire il tema con l’intervento di Ferrari e Ugolini. Sarà un’occasione importante per un approfondimento del tema ma soprattutto per capire come gli Enti locali possono fare la differenza. Come ribadisce ha ribadito la capogruppo Pd Paola Borsari, “guardiamo con attenzione al lavoro dell’Assemblea regionale nella consapevolezza che su questo si giochi una parte importante del futuro anche della nostra città. Le decisioni e le azioni di contrasto alla denatalità passano anche dai banchi del nostro Consiglio”.

Prosegue senza sosta la raccolta di firme a sostegno di una legge regionale che affronti in modo strutturale il problema della natalità e del sostegno alla famiglia. Promossa dal Forum delle Associazioni Familiari l’iniziativa ha raccolto ben presto altre adesioni nella società civile e l’approvazione dei Vescovi dell’Emilia Romagna, in primis l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. La proposta avanzata alla Regione presenta quattro aree d’azione fondamentali per accompagnare i cittadini nei propri progetti di vita. Si comincia dalla “nascita della famiglia” (orientamento al lavoro per i giovani, impiego stabile e adeguatamente retribuito e misure di sostegno per l’accesso alla prima casa), a cui segue “la nascita del primo figlio” (potenziamento della conciliazione casa-lavoro, servizi educativi 0-6 anni flessibili e accessibili, supporto sanitario e psicologico durante e dopo la gravidanza) e “la nascita dei figli successivi” (revisione delle tariffe locali introducendo il ‘Fattore Famiglia’, correttivo ISEE, riduzione delle tasse e dell’addizionale Irpef regionale, istituzione di una Carta Famiglia regionale e tutele mirate per i nuclei numerosi), infine si propone l’attivazione di un protocollo per diffondere una rete di amministrazioni locali, definiti “Comuni amici della famiglia”, impegnate nello scambio di buone pratiche e nella certificazione dei servizi familiari. Anche nel corso dell’assemblea interdiocesana di Modena e Carpi è stata presentata la petizione e sono state raccolte le firme con l’invito a fare altrettanto a livello parrocchiale nelle prossime settimane fino all’11 ottobre. E’ possibile firmare la petizione anche presso la sede di Notizie (via don E. Loschi, 8 a Carpi).

L.L.

di Linda Oliviero, consigliera comunale del Partito democratico di Carpi

Come affrontato in più occasioni anche da Notizie, il tema della denatalità e della questione demografica in generale è un problema che non possiamo più procrastinare e occorre quanto prima mettere in campo ogni strumento possibile per invertire la tendenza che ci sta portando a trasformare il Vecchio Continente nel Continente…Vecchio. Attualmente il 21% dei cittadini europei ha almeno 65 anni. Tradotto: un’Europa priva di giovani cresciuti negli ideali fondanti del dopo guerra, forgiati in un clima di pace, di giustizia sociale, di uguaglianza e libertà rischia di diventare un’Europa culturalmente più povera e più esposta alle sirene del razzismo, dell’oscurantismo e della paura.

L’Italia naturalmente non è da meno, anzi, tutti gli anni le culle vuote aumentano e, pur celebrando il successo dell’allungamento della prospettiva di vita come un progresso per tutti, il tasso di 1,18 figli per donna non deve farci tergiversare oltre. Quando in maggio Papa Leone ha incontrato l’intergruppo europeo che si occupa proprio della questione demografica ha sottolineato come stia venendo meno l’equilibrio intergenerazionale e che stiamo soffrendo di quella che ha definito “la pandemia della solitudine” che ci sta impoverendo sempre di più. Nella “Magnifica Humanitas” il nostro Papa dice chiaramente che “siamo affidati gli uni agli altri”.

Trovo sia bellissimo e sì, anche un po’ faticoso se penso a quante persone sono schiacciate dal lavoro di cura tra genitori anziani e nipotini piccoli dopo una vita di lavoro dal quale si stacca sempre più avanti negli anni, in un paese come l’Italia dove la famiglia è pilastro fondante di tanto welfare! La politica locale ha preso seriamente in mano la questione: l’intergruppo regionale dell’Emilia-Romagna sta lavorando ad una proposta di legge per mettere in campo strumenti concreti per invertire la tendenza demografica attuale: è un’esperienza istituzionale innovativa che speriamo sia d’esempio per altri territori. Il lavoro di contrasto alla denatalità è complesso e chiede una collaborazione strategica e trasversale.

L’Istat ci dice che il 62% dei giovani rinuncia a un figlio per questioni economiche: forse non per tutti è un fatto meramente economico, ma i dati sono questi e non lasciano spazio a fraintendimenti. La nostra Regione da sempre realizza interventi volti a mettere al centro i bambini, i ragazzi e le loro famiglie affinché si sentano parte di una comunità educante, ma evidentemente occorre lavorare ancora di più per costruire risposte fattive alla transizione demografica in corso. Peraltro occorre riconoscere che il nostro Paese non garantisce alle famiglie giovani una stabilità contrattuale, un salario decente e la serenità necessaria per programmare il futuro. La politica dei bonus non è servita a nulla e non servirà. Occorrono politiche concrete e trasversali che consentano di formare una famiglia in un alloggio adeguato e con servizi che non obblighino un genitore, spesso la madre, a stare a casa dal lavoro per accudire i bambini, perché un’Italia senza bambini è un’Italia senza futuro.

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