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30 Settembre 2026La pace, San Francesco e noi. Un insegnamento valido ancora oggi
di Luigi Lamma
Dopo la Spagna, la Francia. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini delle giornate francesi di Leone XIV: le folle che hanno partecipato ai momenti pubblici del Papa sono un segno commovente e sorprendente di come la fede in Gesù Cristo sappia risvegliare le coscienze soprattutto nei momenti più controversi e drammatici di un popolo. Il magistero di Leone XIV è stato limpido e lineare, niente sconti sui temi etici, e una costante esortazione a riscoprire le proprie radici cristiane, non come reperto del passato, ma in tutta la loro novità e freschezza evangelica. Certe mobilitazioni non si improvvisano e rappresentano un movimento, in atto da alcuni anni, di risveglio religioso frutto di una nuova evangelizzazione che la visita del Papa ha potuto verificare e certificare di persona, non per guardarsi allo specchio e autocelebrarsi ma per rilanciare la missione: “Possa la mia presenza in mezzo a voi rafforzare la vostra fede e incoraggiarvi a irradiare e trasmettere incessantemente la vita, la pace e l’amore del nostro amato Signore Gesù Cristo…”.
Il mondo ha sete di pace! Questa è la missione più urgente che attende i credenti: portare la pace, percorrere cammini di pace, compiere gesti di pace… fino all’appello lanciato da Lourdes dove il Papa ha chiesto a tutti di impegnarsi per la pace con la preghiera del rosario nel mese di ottobre. Il bello della fede cristiana è che ad ognuno viene affidato un compito da portare avanti commisurato alle proprie responsabilità, dal capo di governo fino al malato al letto di un ospedale, da chi è chiamato ad adoperarsi con la diplomazia per porre fine ai conflitti a chi non può attingere ad altro se non alla forza della preghiera. È in questa logica, che fa della chiesa un unico popolo in cammino, che stiamo vivendo uno speciale Anno di San Francesco (10 gennaio 2026 – 10 gennaio 2027), in cui ogni fedele cristiano sull’esempio del Santo di Assisi è chiamato egli stesso a farsi modello di santità di vita e testimone costante di pace.
Il prossimo fine settimana si vivrà l’apice di questo anno con le celebrazioni dell’ VIII centenario del transito di San Francesco il 3 ottobre a Modena (chiesa di San Francesco) con la celebrazione eucaristica e domenica 4 ottobre a Carpi, (chiesa di San Nicolò), con la veglia per la pace. “Il 2026 – scrive il Papa – segnerà il culmine e il compimento di tutti i precedenti festeggiamenti: esso sarà infatti Anno di San Francesco e tutti saremo chiamati a farci santi nella contemporaneità sull’esempio del Serafico Patriarca. (…) Il nostro tempo non è molto dissimile da quello in cui visse Francesco, e proprio alla luce di questo il suo insegnamento è forse oggi ancor più valido e comprensibile.
Quando la carità cristiana langue, l’ignoranza dilaga come il malcostume e chi esalta la concordia tra i popoli lo fa più per egoismo che per sincero spirito cristiano; quando il virtuale prende il sopravvento sul reale, dissidi e violenze sociali fanno parte della quotidianità e la pace diventa ogni giorno più insicura e lontana, questo Anno di San Francesco sproni tutti noi, ciascuno secondo le proprie possibilità, ad imitare il poverello d’Assisi, a formarci per quanto possibile sul modello di Cristo, a non vanificare i propositi dell’Anno Santo appena trascorso: la speranza che ci ha visti pellegrini si trasformi ora in zelo e fervore di fattiva carità”.




