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Una notte piena di canti

Verso il Natale con le riflessioni delle Sorelle Clarisse: Gesù nasce nel presepe vivente di Greccio ideato da San Francesco

20 dicembre 2020

3 minuti di lettura

delle Sorelle Clarisse

 

Per il Natale 1223, tre anni prima della sua morte, Francesco, trovandosi a Greccio, disse all’amico Giovanni: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo (1Cel 84, FF 468).

 

Il luogo che Francesco sceglie non è casuale: il paesaggio di Greccio, con le sue grotte dove ama ritirarsi a pregare, gli ricorda quello di Betlemme e gli abitanti del posto sono gente semplice e povera. All’origine della tradizione del presepe ci sono il desiderio e la necessità di Francesco di poter vedere il mistero di Dio che sceglie di farsi uomo per noi, per contemplare e credere con stupore. La sua fede è infatti molto concreta perché, illuminato dallo Spirito, coglie nelle cose che vede le tracce della presenza di Dio. Allora questo presepe vivente è un per andare più in profondità in ciò che già crede.

 

“Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia” (Admirabile signum, 2).

 

Dal racconto dell’evento ci accorgiamo che sono coinvolti tutti quanti i sensi di coloro che partecipano: il sacerdote e tutti i presenti assaporano una gioia e una consolazione mai gustata prima, la notte è piena dei canti dei frati e del popolo e rischiarata da tanta luce. Francesco poi parla al popolo con parole dolcissime e lui stesso nel pronunciare il nome di Gesù gusta nella sua bocca tutta la dolcezza di quel Nome. È quindi una partecipazione piena che coinvolge in modo profondo chi è presente, e Gesù “ri-nasce” in molti cuori in cui era come assopito. Forse il fatto che quest’anno il Natale sarà diverso dal solito può esaiuto sere un aiuto per noi per guardare con occhi nuovi al mistero dell’Incarnazione, al nostro Dio che si fa piccolo e vicino e chiede che lo accogliamo con animo semplice perché si risvegli in noi la sua Vita.

 

Per Francesco poi questa esperienza di Dio passa attraverso il vedere. La vista era il suo senso più “ferito”, a causa di una malattia agli occhi soffriva moltissimo. Allora potremmo pensare anche noi di “aprire le porte” al Signore che viene attraverso il nostro senso più “ferito”, per scoprire che nessun modo di cercarlo è troppo povero per il suo desiderio di venire a visitarci e rimanere con noi. Questo è il nostro augurio per ciascuno di voi con cui abbiamo condiviso questo cammino di Avvento, nel percorso della fede che non è mai finito e non cessa mai di stupirci perché il Dio che viene è sempre nuovo!

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