Hai rivelato queste cose ai piccoli
Spiritualità, Tempi forti

Pubblicato il

29 Gennaio 2021

Hai rivelato queste cose ai piccoli

Verso il Natale con le riflessioni delle Sorelle Clarisse: Francesco, Chiara e lo stupore dinanzi al Figlio di Dio fatto uomo

13 dicembre 2020

3 minuti di lettura

delle Sorelle Clarisse

 

“Ti rendo lode, Padre, perché hai rivelato queste cose ai piccoli” (Lc 10,21). Il tempo dell’attesa ci sta preparando ad accogliere il Figlio di Dio che si fa bambino e l’unico atteggiamento possibile per un cuore che sa “vedere” è quello della lode e dello stupore. Chiara e Francesco sono stati lode vivente al Signore e il loro cuore traboccava di meraviglia davanti al mistero di un Dio bambino e crocefisso. Chiara, rivolgendosi ad Agnese di Boemia, una delle prime sorelle povere, fondatrice e abbadessa del monastero di Praga, esclama: “Guarda con attenzione la povertà di colui che è posto in una mangiatoia e avvolto in pannicelli. O Mirabile umiltà, o povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è reclinato in una mangiatoia” (LAgIV; FF 2904).

 

Chiara e Francesco non si sono innamorati della povertà, ma di Cristo povero: è Lui l’Altissima Povertà che dà stupore e che li ha animati nella loro vita di sequela; il loro “segreto” è vivere la stessa kenosi di Cristo, farsi “minori” di tutti perché Dio sceglie ciò che è nulla “per il mondo”, come strumento di salvezza. “Il Signore infatti si è fatto povero per noi in questo mondo” (Rb VI,3; FF 90), è venuto senza nulla di proprio, “posto in una mangiatoia” (LAg IV; FF 2904) come se non fosse il Re di tutti noi, il Creatore dell’universo intero; è venuto a chiederci l’elemosina di noi stessi, a chiedere a sua Madre l’elemosina del latte, di un panno per coprirsi. È venuto a chiedere in elemosina tutto, Lui che è il Signore! Tutto ciò ha fatto perché noi ne seguissimo le orme!

 

Francesco e Chiara, con la loro lode per il Figlio di Dio fatto uomo, ci restituiscono la verità di noi stessi: siamo figli creati per lodare il Padre che tutto ci ha donato, siamo nulla ( senza nulla di proprio) ma ripieni della sua presenza. “L’anima dell’uomo fedele è più grande del cielo, poiché i cieli con tutte le altre creature non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede” (LAgIII; FF 2892). Questa certezza di essere uno con Cristo è ciò che permette a Francesco, Chiara e ad ogni cristiano di vivere anche il momento della prova nella lode; anzi, la reazione credente al dolore è proprio cantare le lodi del Signore: questo vuol dire allearsi con la Vita vittoriosa che trionfa sulla morte e sull’oblio della disperazione. Le più belle espressioni di lode nascono in Francesco proprio nei momenti più faticosi della sua vita: “Tu sei santo, Signore, tu sei forte, tu sei grande…” (Lodi di Dio Altissimo; FF 261) esclama sul monte de La Verna dove ha ricevuto le stimmate due anni prima di morire, sfinito dalle malattie fisiche e dal dolore per essere stato rifiutato dai suoi stessi frati.

 

Francesco e Chiara ci insegnano l’arte dello stupore, l’arte di chi è consapevole che mai orecchio ha sentito e occhio ha visto che un Dio abbia fatto tanto per chiunque confida in Lui! Contemplare il mistero di Dio allarga il cuore alla meraviglia, ci insegna a riconoscere ciò che Dio compie nella storia, e al tempo stesso accende il desiderio e la fiducia, così da consegnarci con speranza nelle mani del Padre.

 

E allora come Francesco anche noi ti lodiamo, Signore, che ci hai creati, redenti e per tua sola misericordia salvati (cfr Rnb XXIII; FF 63-66).

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