Bangladesh,
Attualità, Chiesa
Pubblicato il Gennaio 5, 2026

Bangladesh, auguri da padre Lorenzo Valoti

Auguri di padre Lorenzo Valoti, missionario in Bangladesh, per le festività. La storia di Hanna, una mamma cristiana che si prodiga, nonostante la povertà in cui vive, per chi sta peggio di lei. “E’ il cuore di Dio diventato pienamente umano in Hanna che continua ad amare chi ha più bisogno di amore, contro tutte le logiche di questo mondo”

Padre Lorenzo Valoti

 

Padre Lorenzo Valoti è missionario saveriano e confratello dell’indimenticato padre Claudio Mantovani, originario di Rolo. Lo ha sostituito nella missione in Bangladesh dal 2006, quando padre Claudio rientrò definitivamente in Italia. Pubblichiamo il messaggio di auguri natalizi inviato al Centro Missionario di Carpi.

 

Carissimi, il pensiero di Dio che sceglie di farsi prossimo di ogni uomo nascendo a Betlemme, ci riempie di meraviglia e di gioia. Non ci resta che ringraziarlo per la sua vicinanza e accogliere la responsabilità che ci affida di dare a tutti questa buona notizia: Lui è l’Emmanuele, il Dio con noi. Lui vuole restare con noi perché noi possiamo imparare da lui ad essere, prima di tutto, autentiche persone umane. Il mistero del Natale ci richiama il compito di testimoniarlo, di essere la sua voce, le sue mani, il suo cuore per tutti quelli che incontriamo e cercano rispetto e amore. In tempi come i nostri così pieni di egoismo e di violenza, c’è bisogno di accogliere questo Salvatore che ci doni un po’ di quella umanità che noi spesso dimentichiamo o addirittura che abbiamo perduto.

Anche qui in Bangladesh ce n’è bisogno perché la violenza soprattutto nei confronti dei più deboli regna sovrana. Certo ci sono esempi belli anche qui di persone piene di umanità e di uno di questi esempi in particolare vi voglio parlare.                                                                                                                                    Quando lavoravo nella parrocchia di Satkhira ho conosciuto una famiglia di cristiani con un sacco di difficoltà e anche oggi sono in contatto con loro. La mamma, che si chiama Hanna, è stata sposata da ragazzina con un disabile mentale che non ha mai lavorato e ad un certo punto è addirittura scomparso. Hanno avuto un bambino disabile mentale anche lui. La mamma è sempre stata quella che ha tirato avanti la famiglia lavorando come domestica nelle case di alcune famiglie di ricchi Hindu. Ma è di salute cagionevole e tanto per avere un’idea della sua situazione in un anno è stata ricoverata in Ospedale due volte per una polmonite. Io, a suo tempo, le ho dato una casa che però si trova su un terreno basso e durante le piogge viene sempre invasa dall’acqua e insieme all’acqua arrivano ranocchi e serpenti. Il bagno non esiste perché durante la stagione delle piogge andrebbe sott’acqua anche quello. Rimedia con un secchio che svuota di notte approfittando che nessuno la veda. Certo in queste condizioni non è senz’altro l’unica qui in Bangladesh. Quello che però la caratterizza è il fatto che si preoccupa di coloro che stan peggio di lei. In un paio di mesi ha accolto a casa sua due donne anziane che vivevano di elemosina, le ha portate ed assistite all’Ospedale dove hanno subito anche una operazione. A volte è stata con loro anche di notte perché non c’era nessun altro che stesse con loro. Hanna, essendo stata ricoverata più volte, conosce i dottori e loro conoscono lei. Il suo esempio riesce a smuovere un po’ anche il loro cuore per cui accolgono i suoi malati che in altri ospedali non accoglierebbero di sicuro. Io le ho detto più volte che non può permettersi di fare una vita del genere perché, a parte l’andarci di mezzo con la salute, lei deve dipendere, per aiutare gli altri, dai miei aiuti economici, che non sono illimitati. Ma lei non sembra sentirci da questo orecchio. L’ultima che mi ha fatto è quella di venire in contatto con una famiglia Hindu nella quale il papà è morto, la mamma è andata via con un altro uomo e sono rimasti due bambini piccoli con i nonni paterni, tutti e due vecchi e ammalati. Vivono in una catapecchia ai margini della strada e lo sa solo Dio come facevano a vivere. Ebbene, Hanna va a trovarli, porta loro da mangiare, cucina a volte per loro. E quando qualcuno le chiede perché lo fa, lei risponde semplicemente che non sopporta che altra gente stia male, ancor più di lei. E siccome lei è povera, ha trovato uno “straniero” che prova la stessa cosa, e l’aiuta finanziariamente.

Penso che questo sia davvero un esempio di come quel Dio che si è fatto prossimo di chi ha bisogno, e del quale, a Natale, festeggiamo la nascita su questa terra, continua ad agire grazie a noi. E’ il cuore di Dio diventato pienamente umano in Hanna che continua ad amare chi ha più bisogno di amore, contro tutte le logiche di questo mondo, ma semplicemente perché lui non sopporta che i suoi figli vivano nella solitudine e nell’abbandono.

Buon Natale a tutti. Sempre con riconoscenza

Padre Enzo Valoti

 

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