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Un insegnamento nuovo, dato con autorità

Commento al Vangelo - Domenica 31 Gennaio

Un insegnamento nuovo, dato con autorità

Dal Vangelo secondo Marco

(Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

Commento di don Carlo Bellini

Un insegnamento nuovo, dato con autoritàGli inizi della vita pubblica di Gesù secondo Marco avvengono nella sinagoga di Cafarnao, sulle rive del lago di Galilea, dove da Nazareth si è trasferito per compiere la sua missione. Di sabato partecipa alla liturgia in sinagoga che prevede che gli uomini possano commentare le scritture. In quest’ambito Gesù comincia a predicare e le sue parole suscitano stupore e meraviglia. Il testo dice che insegnava con autorità e non come gli scribi. Gli scribi erano gli esperti delle scritture e della legge in Israele, persone colte, che potevano esprimersi con grande competenza.

Tuttavia, le parole di Gesù sono diverse perché lui insegna con autorità, una parola al centro del brano di oggi, che ritorna anche al versetto 27. Gesù ha una specie di autorità personale, che non gli deriva da studi o nomine. Non sappiamo tanto di come parlasse Gesù, ma probabilmente era uno stile dietro il quale si sentiva la vita, Gesù parlava di cose che erano vere per lui in maniera assoluta e quindi si faceva ascoltare: la verità si sprigionava dalla sua persona. Dava quasi la sensazione di dire cose nuove tanta era la freschezza delle sue parole. Non diceva cose imparate ma solo cose sperimentate. Questo suscitava stupore e meraviglia. Non dobbiamo sottovalutare l’importanza di questa indicazione. La meraviglia è anche per noi un potente motore di conoscenza e di cambiamento, in particolare quando è suscitata dalla testimonianza di una vita.

È importante provare meraviglia ogni tanto di fronte ad una prospettiva sulla vita che ci viene testimoniata in modo vitale e fresco. Il rischio di tutti i saperi e anche della fede è di diventare vecchio, risaputo e ripetuto. Nondimeno la ricerca della novità per se stessa è a sua volta pericolosa. I grandi padri spirituali hanno sempre messo in guardia nei confronti della ricerca, nella vita religiosa, di continue novità, che sempre nasconde un io mai sazio di quello che ha. Esiste un superficiale desiderio di novità che si manifesta nella ricerca di sempre diverse prospettive teologiche, curiose ed eccentriche, o di esegesi raffinate e impensate. Spesso tutto questo si limita a giocare con le parole. La novità che ci serve è quella che perseverando nell’ordinarietà scopre la ricchezza inesauribile del reale e delle relazioni, assume uno sguardo attento e una sensibilità fine capace di accorgersi delle differenze, come per un pittore per il quale il cielo è tutti i giorni diverso. La vera novità è legata all’inesauribile densità dell’esperienza umana, potremmo dire alla ricchezza della carne che, nonostante i suoi limiti, ha accolto la presenza di Dio. Possiamo ancora meravigliarci delle parole di Gesù, che ascoltiamo da tanti anni, se esponiamo la nostra vita alla Parola in modo sempre più radicale.

L’autorità di Gesù si esprime anche in un altro modo che vediamo descritto subito dopo. Nella sinagoga è presente un indemoniato che si rivolge a Gesù dimostrando di conoscerlo bene e di sapere perfettamente chi è. Gesù gli intima di tacere e uscire dall’uomo e subito obbedisce. La parola di Gesù è piena di autorità anche perché è efficace, cioè fa quello che dice, e addirittura è forte contro il demonio. L’esorcismo è il gesto per eccellenza di liberazione, Gesù è venuto per liberare l’uomo da ogni forma di male e con gli esorcismi lo mostra in modo particolarmente evidente. Notiamo che il demonio conosce Gesù e spesso gli evangelisti pongono in bocca agli indemoniati titoli cristologici precisi. Così in Mc 3,12 «Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse». Gesù gli intima di tacere: il demonio sa chi è Gesù ma non lo ama.

Gesù vuole essere conosciuto e amato, solo un cuore amante può dire con verità l’identità di Gesù e solo chi abbia percorso con lui la strada della croce e della resurrezione può riconoscerlo veramente. La Chiesa che continua l’opera di Gesù è chiamata a parlare nello stesso modo, non suscitando una meraviglia di tipo retorico, ma facendo gesti di liberazione che accompagnano una parola che sgorga da cuori amanti di Gesù. La comunità dei cristiani mostrerà allora un’autorevolezza che deriva dalla testimonianza di una verità non appresa ma sperimentata.

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