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Il Settimanale, In cammino con la Parola, Spiritualità
Pubblicato il Marzo 11, 2021

«Chi fa la verità viene verso la luce»

Commento al Vangelo - Domenica 14 Marzo 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. (…) Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Commento

di don Carlo Bellini

L’evangelista Giovanni ama raccontare l’incontro di Gesù con persone che sono chiamate a fare delle scelte decisive e che nel dialogo mettono in luce la vera identità di Gesù. Questa domenica incontriamo la figura di Nicodemo in un brano che è solo una parte di un lungo dialogo molto denso (Gv 3,1-21). Nicodemo è un fariseo, «uno dei capi dei Giudei», che probabilmente è mandato in veste quasi ufficiale per verificare l’insegnamento del nuovo maestro di cui tutti parlavano.

Nicodemo: il vangelo non ci dice se Nicodemo si converte, certo è vicino e prova simpatia per Gesù. Lo ritroviamo in due brani. In Gv 7,50 dove prende le difese di Gesù e in Gv 19,39 dove accoglie il corpo di Gesù deposto dalla croce. Niente fa veramente pensare a una conversione ma sicuramente a un tenero affetto nei confronti del giovane profeta martirizzato di cui vuole onorare il corpo.

Va da Gesù di notte, forse per non dare molto nell’occhio o più probabilmente perché la notte era il tempo preferito dai maestri rabbinici per lunghe e profonde discussioni su temi religiosi. Il dialogo inizia, in versetti che oggi non leggiamo, con Nicodemo che si rivolge a Gesù come maestro, per conoscere il suo insegnamento. Gesù risponde spostando il piano del dialogo sul personale e parla a Nicodemo della necessità di rinascere. Qui sta tutta la genialità del brano: a chi chiede di conoscere, Gesù propone di rinascere. Dopo un botta e risposta non privo d’ironia, Gesù inizia un discorso che non è più un dialogo, quello che leggiamo oggi.

Il tema è la missione del Figlio di Dio, in altre parole cosa è venuto a fare Gesù nel mondo? Si tratta di una domanda fondamentale e interessante anche per noi; dobbiamo tener presente che parlando del mistero grande del rapporto tra Dio e gli uomini possiamo esprimerci in vari modi e il vangelo ne usa tanti. Dunque ascoltiamo le risposte di questo brano. La prima è che Gesù è venuto nel mondo perché chi crede in Lui abbia la vita eterna. Vita eterna non significa solo vita senza fine ma molto di più, è la stessa vita di Dio che è comunicata agli uomini. Giovanni con una sintesi potente dice che Dio è amore ed è quest’amore che ci viene comunicato nel dono del Figlio. L’evangelista Giovanni usa il verbo amare, in greco agapao, tantissime volte nella seconda parte del vangelo. L’amore del Padre vuole riportare tutto a sé in modo che nessuno vada perduto.

Vita eterna: vita eterna o semplicemente vita è una delle parole più importanti del vangelo di Giovanni. L’espressione “vita eterna” ricorre 17 volte e non significa solamente una vita che dura per sempre ma la vita stessa di Dio donata agli uomini in Gesù. Essendo divina non ha limiti di tempo e il suo nemico non è la morte ma il peccato. L’evangelista Giovanni parla poco del Regno di Dio, ma il tema della vita eterna è un suo equivalente.

In altre parole Dio vuole salvare il mondo e questo è un altro modo di rispondere alla domanda sulla missione di Gesù. La salvezza è il regalo della vita eterna fatto agli uomini che si aprono a Dio per riceverlo. Non per una contabilità di meriti si è salvati, ma perché un cuore desideroso di salvezza si apre alla possibilità di riceverla come un dono. Allora la luce fa irruzione nella vita dell’uomo. Ecco una nuova risposta che fa uso di una bellissima immagine: Gesù è venuto a portare la luce nel mondo. Vediamo qui gli effetti della salvezza nella nostra vita. Se le tenebre inquinano la nostra vita noi non vediamo bene e facciamo cose cattive. Allora la nostra vita, la nostra tenebra, diventa la nostra stessa condanna. Rimanere aperti alla luce del Signore, alla vita eterna, ci fa entrare nella gioia di Gesù, quella delle beatitudini. In pratica vuol dire rinunciare a se stessi, perdere il proprio egoismo e come Dio essere capaci di donare per dare e ricevere la vita.

Al termine di questo brano c’è una parola strana e bellissima: chi fa la verità viene alla luce. In italiano noi usiamo l’espressione “dire la verità”, non “fare la verità”. Ma la verità di cui parla il vangelo non sta solo nelle parole, sta nella carne degli uomini e prima ancora nella carne di Gesù. Fare la verità significa lasciare che la nostra vita sia concretamente modellata dal dono di Dio, che tutto ciò che siamo sia coinvolto: pensieri, emozioni, decisioni, azioni. Il battesimo ci introduce in questa forma di vita donata dall’amore del Padre. In una parola la risposta dell’uomo è credere, che è molto di più che condividere delle formule di verità, che era un po’ la prospettiva di Nicodemo.

Credere e amare sono due aspetti che Giovanni tiene insieme come vediamo in 1Gv 3,23: «questo è il suo comandamento: credere nel nome del figlio suo Gesù Cristo e amarci gli uni gli altri secondo il comandamento che ci ha dato».

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